Area di libero scambio tra Europa e Usa: nuove regole per 2/3 del mercato mondiale?

Area di libero scambio tra Europa e Usa: nuove regole per 2/3 del mercato mondiale?

Cecilia Malmström, commissario europeo per il commercio

Transatlantic Trade and Investment Partnership. Un nome lungo, ancora avvolto nella nebbia dei negoziati, che potrebbe far nascere la più grande area di libero scambio al mondo. Qualche settimana fa un documento sul Ttip è stato approvato dal Parlamento Europeo ed ora spetta alla Commissione Europea discuterne i dettagli. 
Ma, in realtà, che cosa si cela dietro questo trattato e perché se ne parla così poco? Vediamo ora di capire quali sono gli obiettivi e quali le ricadute economiche e sociali di un eventuale accordo.
 
Per comprendere la portata del trattato, si pensi che l’unione dei due mercati, Usa e Ue, rappresenterebbe i 2/3 dell’economia mondiale. Stati Uniti ed Europa insieme, infatti, detengono il 45% del Pil mondiale (dati Fondo monetario internazionae 2013). Le ripercussioni, tanto sul continente americano quanto su quello europeo avrebbero, secondo chi vede di buon occhio l’accordo, ampie e benefiche ricadute sia sul piano economico sia su quello lavorativo. Nello specifico il trattato prevederebbe la cancellazione dei dazi doganali sulle merci e un comune mercato di libero scambio nel settore finanziario, agricolo, tessile e automobilistico. Sono invece ancora in stato di negoziazione medicinali, macchinari industriali e l’utilizzo di alcune sostanze chimiche. 
Il commissario europeo per il commercio Malmström, con un’operazione-trasparenza, ha voluto mettere in rete i testi che l’Unione Europea ha presentato ai negoziatori Usa, schede informative sul Ttip e, infine, uno studio indipendente che valuta l’impatto del trattato. 
 
Ad unirsi sarebbero due mercati che hanno, dal punto di vista normativo e legislativo, differenze sostanziali. 
L’Europa in questi anni si è data regole molto stringenti su prodotti, metodologie di produzione nonché limitazioni su alcune sostanze potenzialmente nocive per l’uomo, per cui sarà necessario riscrivere di comune accordo con gli Usa le regole del gioco, facendo attenzione a far collimare le esigenze dei due mercati e venendo incontro alle richieste dei singoli Stati, con un occhio di riguardo alla salute e alla tutela del cittadino. 
È proprio questo intenso lavoro di negoziazione che sta facendo slittare la data di ratifica che dovrebbe avvenire, ormai, tra la fine del 2015 e il 2016.
Come sempre in questi casi laddove si verificano contrapposizioni tra i due blocchi, l’Italia, grazie alle storiche relazioni con gli Stati Uniti, gioca un ruolo di mediatore. Il premier italiano Matteo Renzi è l’unico tra i capi di governo europei ad essersi apertamente speso per una rapida e positiva ratifica del trattato. Forse il premier ha intuito quanto il Ttip possa sbloccare in maniera forte e definitiva lo stallo che affligge l’economia italiana, e quella europea. Il premier italiano spera, tra l’altro, che venga finalmente risolto l’annoso problema degli “italian sounding”, ovvero quei prodotti che sembrano italiani, portano spesso la bandiera italiana sulle confezioni, ma che di italiano non hanno neanche il nome (un esempio su tutti il formaggio Parmesan). 
Fra le altre opportunità, il trattato aprirebbe la porta anche agli appalti internazionali che sono stati all’origine di un altro complesso fronte di discordia. Gli argomenti su cui si cercava un punto d’equilibrio riguardavano gli eventuali contenziosi che sarebbero potuti nascere nella nuova macro-area. 
 
A far discutere più di ogni altra cosa era l’Isds (Investor-state dispute settlement) un arbitrato internazionale per le controversie. Secondo la prima stesura un investitore avrebbe potuto fare causa ad uno Stato sovrano, nel caso in cui lo stesso Stato avesse, per esempio, ostacolato gli affari di una società operante all’interno del Ttip. Quello che era uno dei punti più critici è stato da poco risolto con un compromesso che sostituisce l’Isds con un nuovo sistema “soggetto ai principi democratici”, in cui sia “rispettata la giurisdizione delle Corti Ue e degli Stati membri e dove gli interessi privati non possano minare gli obiettivi delle politiche pubbliche”. Un sistema che dunque dovrebbe sostituire le Corti Arbitrali private con giudici togati indipendenti. Un bel passo in avanti per quello che era considerato uno dei punti più critici dell’intero Trattato.
Ora, senza voler essere per forza favorevoli o contrari, quello che tutti, americani ed europei, si aspettano dal Ttip è che le istituzioni operino avendo ben presente le esigenze dei cittadini, tenendo a bada eventuali interessi di parte che contribuirebbero a creare una spaccatura tra chi governa e chi è governato. 
A quel punto, una volta sciolti i nodi più complicati, potremmo dare il benvenuto a un accordo epocale che contribuirà a rinsaldare ancora di più gli interessi comuni già presenti e radicati nelle due sponde dell’Atlantico.
 

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