L’Accademia del cinema italiano regala l’incontro tra Morricone e Tarantino

Il maestro Ennio Morricone e il regista Quentin Tarantino che ha ritirato le due statuette del David di Donatello vinte in passato per Pulp Fiction e Django Unchained (Ph. Accademia del Cinema Italiano)

Il maestro Ennio Morricone e il regista Quentin Tarantino che ha ritirato le due statuette del David di Donatello vinte in passato per Pulp Fiction e Django Unchained (Ph. Accademia del Cinema Italiano)

Per l’Accademia del Cinema Italiano è arrivato il momento di premiare il meglio delle produzioni nostrane. 
 
Era arrivato in punta di piedi alla 71^ Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia ma fin dalla sua prima proiezione, Anime nere (2014, di Francesco Munzi), film liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, aveva raccolto parecchi consensi. Incamerato in laguna il Premio Pasinetti al miglior film, ai David di Donatello ha conquistato ben 9 statuette su 16 nomination: Miglior film e regia (Francesco Munzi), sceneggiatura (Maurizio Braucci, Munzi e Fabrizio Ruggirello), fotografia (Vladan Radovic), montaggio (Cristiano Travaglioli), fonico di presa diretta (Stefano Campus), produttore, la canzone originale “Anime nere”, interpretata da Massimo De Lorenzo con musica e testi di Giuliano Taviani, quest'ultimo trionfatore anche nella sezione Miglior colonna sonora.
 
Dopo il recente Ciak d'oro 2015, a Elio Germano è stato assegnato il meritatissimo David di Donatello (terzo in carriera) per la sua straordinaria interpretazione nei panni del poeta Giacomo Leopardi de Il giovane favoloso (2014, di Mario Martone). Doppietta di lusso e tutta al femminile per Mia madre di Nanni Moretti che si è aggiudicato i David per la Miglior attrice protagonista (Margherita Buy) e la Miglior attrice non protagonista (Giulia Lazzarini). Sorpresa sul fronte del Miglior attore non protagonista. Superando la concorrenza dei più quotati Lo Cascio, Bentivoglio, Moretti e il collega di pellicola Claudio Amendola, a vincere è stato il napoletano Carlo Buccirosso per l'interpretazione in Noi e la Giulia (di Edoardo Leo), film questo trionfatore anche nel David Giovani. 
 
Spazio infine ai film non italiani. 
Dopo aver aperto l'ultima edizione del Festival di Venezia e aver messo a segno il “quadriplete” agli Oscar (Miglior film, regia, sceneggiatura e fotografia), Birdman – L'imprevedibile virtù dell'ignoranza (2014, di Alejandro González Iñárritu) si è preso anche il “titolo” di Miglior film straniero. A sorridere nella categoria Miglior film dell'Unione Europea invece, La teoria del tutto (2014, di James Marsh), incentrato sulla figura del fisico-cosmologo Stephen Hawking. 
 
 Questi i vincitori degli altri premi: Miglior regista esordiente: Edoardo Falcone (Se Dio vuole). Altre quattro statuette per Il giovane favoloso: miglior scenografo (Giancarlo Muselli), costumista (Ursula Patzak), truccatore (Maurizio Silvi) e acconciatore (Aldo Signoretti e Alberta Giuliani). Migliori effetti digitali: Visualogie per Il ragazzo invisibile. Miglior documentario di lungometraggio: Belluscone. Una Storia Siciliana (2014, di Franco Maresco). Miglior cortometraggio: Thriller di Giuseppe Marco Albano. 
 
È andato poi a Gabriele Muccino (L'ultimo bacio, La ricerca della felicità) il Premio Speciale alla Carriera. Il regista romano tornerà sul grande schermo il prossimo autunno con Fathers and Daughters (2015), film che vede protagonisti Russel Crowe, Diane Kruger, Amanda Seyfried, Octavia Spencer e Jane Fonda. 
Ospite d'eccezione della serata presentata da Tullio Solenghi, il premio Oscar Quentin Tarantino, da sempre amante appassionato del cinema italiano e sbarcato nel Belpaese per ritirare i David di Donatello per il Miglior film straniero 1995 e 2013 ottenuti rispettivamente con Pulp Fiction e Django Unchained. A consegnargli i due awards, il maestro Ennio Morricone, da sempre “mito” del geniale regista americano e compositore di “Ancora qui” (interpretata da Elisa), canzone inserita nella colonna sonora del suddetto western. Ma prima della cerimonia e l’inizio della girandola di premi, nel corso della presentazione dei candidati al Palazzo del Quirinale, Tarantino ha avuto l’onore di incontrare Sergio Mattarella. 
 
Chiamando in causa uno dei suoi personaggi più amati di Pulp Fiction, il presidente della Repubblica gli ha confidato che per uscire dalla crisi nemmeno l’intervento dell’abile Mr. Wolf, il risolvi-problemi (Harvey Keitel), sarebbe sufficiente. Ma il presidente ha anche ricordato il valore culturale del cinema, l'eccellenza delle nostre maestranze cinematografiche riconosciute nel mondo: "Occorre mantenere o riaprire i tanti Cinema Paradiso sparsi per l'Italia - ha detto - e portare al cinema il pubblico dei più giovani”. 

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