Per ‘All the Worlds’ Futures’ la Biennale di Venezia interpreta l’inquietudine con artisti italo-americani

Vanessa Beecroft, artista di Genova, vive e lavora a Los Angeles. Qui con una sua performance

Come cercare di dare conto  “delle fratture che oggi ci circondano e che abbondano in ogni angolo del panorama mondiale, rievocano le macerie evanescenti di precedenti catastrofi accumulatesi ai piedi dell’angelo della storia nell’Angelus Novus? Come afferrare appieno l’inquietudine del nostro tempo, renderla comprensibile, esaminarla ed articolarla?”. Prova a rispondere alle domande e a dare concretezza ai desideri, ai sogni, alle utopie dell’oggi Okuwui Enwezor, curatore della prossima Biennale internazionale d’arte di Venezia  con la sua indagine sul palcoscenico della creatività attraverso lo sguardo global di 136 artisti provenienti da 53 Paesi.   
Dominano gli Stati Uniti e l’Africa con una quarantina di nomi, ma non mancano le zone più disastrate del mondo: Siria, Palestina, Iraq, Egitto, Pakistan.  Tra i nomi ci sono Bruce  Nauman, Joan Jonas,  George  Baselitz, Christian Boltanski, Philippe Parreno, Carsten Holler,   Thomas Hirshorn, Marlene Dumas,  Cao Fei,  Calzadilla,   Steve MacQueen. Solo quattro gli italiani,  di cui due scomparsi, Fabio Mauro e Pino Pascali, e due artiste, Monica Bonvicini e Rosa Barba, nate in Italia, ma   attive a Berlino. 
Curatore, artisti, attivisti, pubblico saranno i protagonisti di   All the world’s Futures. Questo il titolo  della 56^ Esposizione Internazionale  d’Arte di Venezia.  
Al centro della  Biennale c’è la nozione di esposizione come palcoscenico: verranno esplorati progetti storici ed antistorici privilegiando nuove proposte e lavori composti da artisti, cineasti, coreografi, attori, performer, compositori e scrittori invitati a lavorare  da soli o in gruppo.   L’immensa mostra è strutturata attraverso uno strato di filtri-guida utilizzando la traiettoria storica che la Biennale ha percorso durante i suoi 120 anni di vita. Attraverso tale traiettoria sarà possibile riflettere sull’attuale stato delle cose e sull’apparenza delle cose. 
 
Il primo filtro, la Vitalità e la durata epica, al centro dei progetti che si svolgeranno nell’Arena sarà la  grande novità di questa Biennale progettata dall’architetto David Adjaye.  Attorno alle opere proposte una serie di eventi avranno il compito di drammatizzare lo spazio espositivo secondo una concezione dinamica, in continuo svolgimento. Centro nevralgico  della Biennale, l’Arena si configura come un open space di confronto permanente con una programmazione interdisciplinare dal vivo ed una costante, la lettura de Il Capitale di Marx da parte di attori  diretti dal regista Isaac Julien.  
Spiega Enwezor: “Esiste una preoccupazione diffusa al centro  della nostra epoca, la natura del Capitale, sia nella sua funzione sia nella sua realtà. Il Capitale è il grande dramma della nostra epoca. Oggi incombe più di qualsiasi altro elemento su ogni sfera dell’esistenza, dalle predazioni dell’economia politica alla rapacità dell’industria finanziaria”.  La riflessione servirà a rendere conto di tutti gli aspetti,  positivi e negativi,  di questo  Moloch dei nostri tempi.    Profitto, interesse,  rendita, rischi e vantaggi della lunga avventura che ha ispirato teorici della politica, economisti e sistemi ideologici in tutto il mondo, attraverso un articolato programma lungo sette mesi che si svolgerà senza soluzione di continuità attraverso la lettura dal vivo dei quattro libri di Das Kapital e si amplierà con recitals di canti di lavoro, discussioni, assemblee e proiezioni di film dedicati alle più diverse esplorazioni e  teorie del Capitale.    
 
Le performance non si limiteranno allo spazio dell’Arena, ma continueranno altrove attraverso  il filtro del Giardino del disordine, grande metafora  per esplorare  l’attuale  “stato delle cose”, la pervasiva struttura di disordine che caratterizza oggi l’ambiente, la geopolitica, l’economia a livello globale.   
 
Nei Giardini della Biennale  con il loro insieme di Padiglioni,   all’Arsenale, alle Corderie e in altri spazi selezionati a Venezia,  gli artisti, avendo come punto di partenza il concetto di giardino, realizzeranno sculture, performance, film, installazioni.  Così che i  luoghi  potranno  raccontare convergenze e  intersezioni,  sovrapposizioni, prospettive, assecondando il pensiero di Jung, nume tutelare della scorsa  edizione veneziana, (in ogni caos  vedeva “un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto”) o di  Claudel per cui se nell’ordine ritroviamo “il piacere della ragione”, nel disordine c’è “la delizia dell’immaginazione”.   
Un’edizione che si vuole solleciti contemporaneamente pensiero,  emozione, percezione,  fra   incertezze, inquietudini, dubbi,  interrogativi, messi in conto per un’arte  con il compito non facile di rispecchiare una contemporaneità altamente eterogenea e massimamente inquieta. Una grande mostra-ricerca, come sottolinea il presidente della Biennale Paolo Baratta,  con cui si vuole riflettere sulle spinte creative degli artisti attraverso opere del passato e del presente   che stimolano ad immaginare  altre realtà, oltre lo stato e l’apparenza delle cose. 
 
PADIGLIONE ITALIA - La memoria è il filo conduttore del Padiglione Italia organizzato dal Ministero per i Beni  e le Attività culturali, è curato  da Vincenzo Trione. “ Il mio progetto generale – spiega Trione - nasce da un’idea di Walter Benjamin sul concetto di immagine dialettica.  (Solo le immagini dialettiche sono autentiche immagini). I 15 artisti selezionati appartengono a  diverse generazioni e propongono un’originale interpretazione del concetto di avanguardia saldando sperimentazione linguistica e dialogo inquieto con quell’immenso giacimento che è la memoria. La scelta, necessariamente parziale, risulta un’interessante commistione  tra periodi e generazioni. I nomi: Claudio Parmeggiani,  Jannis Kounellis,  Mimmo Paladino gli artisti storicizzati fra  Transavanguardia, Concettualismo e Arte Povera.  Vanessa Beecroft, Andrea Aquilanti, Alis/Filliol (il duo Respino-Gennarino), Nino Longobardi,  Marzia Migliora, Luca Monterastelli, Nicola Samorì, Francesco Barocco, Antonio Biasucci, Giuseppe Caccavale,  Paolo Gioli, (artista tra cinema e letteratura, fondamentale la sua esperienza a New York  a fine anni ‘60 dove   conosce il New American Cinema e in pittura la Scuola di New York che gravita attorno a Leo Castelli e  Martha Jackson).    Alla rosa dei magnifici 15 appartiene anche l’italo americano  Aldo Tambellini (Syracusa 1930),  esponente di spicco della scena artistica underground  statunitense e pioniere  della video-arte. 
Biennale d’arte di  Venezia 2015 : Giardini- Arsenale  10.00-18.00,  dal  9 maggio  al 22 novembre 2015.  www.labiennale.org
 
Okuwui Enwezor (Nigeria 1963), curatore e critico d’arte, è attualmente direttore della Haus der Kunst di Monaco  di Baviera. Già direttore artistico della Johannesburg Biennale in Sudafrica  ‘96-‘98, ha diretto Documenta 11 a Kassel in Germania, la Biennale di Siviglia in Spagna, la Triennale d’Arte di Parigi al Palais de Tokyo.  Afropolitan dal lungo curriculum accademico negli Usa, è stato Rettore  degli Affari accademici al San Francisco Art Institute, Visiting Professor all’Università di Pittsburg,   University of Illinois  e  alla  Columbia University di New York.  Moltissime le mostre da lui curate, fra queste alla Tate Modern di Londra, al Queens  Museum, all’International  Center of   Photografy  e   al  Guggenheim Museum  di New York.
 

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