La missione tricolore di ‘astro-Samantha’ supera quota cento giorni

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Foto ricordo che Samantha Cristoforetti ha pubblicato sulla sua pagina Facebook scrivendo con orgoglio: “I miei primi 100 giorni nello spazio”

Ha compiuto 110 giorni di permanenza nello Spazio Samantha Cristoforetti, l'astronauta italiana che il 23 novembre scorso, dalla base di Baikonur in Kazakistan, insieme ai suoi colleghi, il russo           Anton Shkaplerov e lo statunitense Terry Virtis, è partita per la missione ISS42/43 "Futura".
 
La missione che prevede la permanenza dei tre astronauti nella stazione spaziale, per un periodo di sei mesi, fino  a  maggio, sta realizzando una serie di esperimenti scientifici, 200 in tutto, di cui almeno dieci sono sotto direttive della Cristoforetti.
 
Tra questi, il più noto e forse il più "italiano" è quello della macchinetta del caffè nello spazio, dove in realtà, alla base della ricerca, vi è lo studio del comportamento dei fluidi ad alta pressione e a bassa  gravità. 
 
Altro esperimento, tra quelli previsti, vi è lo studio su come la forza di gravità possa influire  sul citoscheletro responzabilizzandone a sua volta,  la morfologia della stesse cellule dell'organismo.
 
 Un esperimento prettamente di ricerca medica è denominato "Drain Brain". Tale esperimento si pone lo scopo di studiare il riflusso del sangue dal cervello al cuore in microgravità, con l'obiettivo di  approfondire lo studio su alcune delle probabili  cause della "sclerosi multipla", che, cautamente, si ritiene sia causata anche da un restringimento di vasi sanguigni della testa e del collo.
 
Altro esperimento che interessa in un certo modo la fascia della terza età, ma non solo in quanto riguarda alcune categorie professionali come gli astronauti, è sullo studio dell'osteoporosi.
 
Il tipo di esperimento, denominato "Nato", riguarda il trattamento di coltivazione su cellule staminali adulte umane isolate dal midollo osseo, incrementate   a loro volta da nanoparticelle ricche di idrossiapatite. Un modo e metodo di studio questo, che conduce, a studi sviluppati su tale tema nel prevenire, non solo per alcune categorie professionali anche per la fascia della terza età, ormai in aumento  nelle società occidentali, la patologia multifattoriale dell'osteoporosi.
 
Gli esperimenti scientifici non sono solo l'unico scopo della missione "Futura", le foto e i filmati sulle condizioni del nostro pianeta Terra sono continuamente inviati dalla Stazione Spaziale per essere visti e contemplati da tutti.
 
 I paesaggi meravigliosi che vengono inquadrati a bordo della zona della "Cupola" della Stazione Spaziale dell'Iss, spediti  periodicamente dalla Cristoforetti, lasciano benpensare e riflettere sulle condizioni in cui devono essere tutelati i nostri paesaggi di qualunque zona della Terra, Italia inclusa, essa sia.
 
 Nel frattempo, i tre astronauti che  il 23 novembre attendevano nella Stazione dell'ISS i tre colleghi della Missione "Futura", sono rientrati con la Soyuz  sulla Terra. I tre astronauti, Alexander Samokutayev, Elena Serova, di nazionalità russa e Barry Wilmore statunitense, sono atterrati in Kazakistan alle 4,04 ore italiane, in piena steppa nella zona meridionale della città di Jezkagan.
 
Appena il  tempo dunque, per le due astronaute Elena Serova e Samantha Cristoforetti, per festeggiare insieme nello Spazio, la festa dell’8 marzo.
 
 Rimangono ora soli, a lavorare nella Stazione Spaziale, Samantha Cristoforetti con Anton Shkaplerov e Terry Virtis, fino al 27 di marzo, quando un'altra squadra composta da l'astronauta americano Scott Joseph Kelly e dai russi Gennadi Padalka e Mikhail Kornienko, raggiungeranno i colleghi della Missione "Futura".
 
Nel frattempo attendendo che si riempia di nuovo la Stazione Spaziale, Samantha Cristoforetti insieme al collega Terry Virtis, stanno portando avanti un test sui polmoni attraverso uno  strumento  chiamato "Airway Monitoring". L'esperimento  consiste  nel monitorare l'attività respiratoria degli astronauti attraverso i livelli di ossido di azoto nell'organismo.
 
Attraverso la quantità di ossido di azoto emesso, vi è la possibilità di diagnosticare nell'airlock della Stazione Spaziale, eventuali  infiammazioni polmonari che, nel caso degli astronauti, possono essere provocati dalla  libera circolazione della polvere  che si  espande eccessivamente, intorno al loro habitat, per la prevalente assenza di gravità nello spazio.
 
Un test sanitario questo, che sicuramente porterà, per chi è sulla Terra, un beneficio sulla salute relativamente al controllo per la funzionalità e prevenzione delle malattie respiratorie, come ad esempio l'asma.
 

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