L'artista Penelope Chiara Cocchi svela il segreto della mostra “We Are All Made of Stardust”

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L'artista Penelope Chiara Cocchi di fronte all'opera che rappresenta il simbolo dell'Auryn della Storia Infinita

 

L’arte come rappresentazione del mondo che ci circonda e allo stesso tempo veicolo di promozione culturale.
 
La mostra “We Are All Made of Stardust” organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con l’associazione “Bologna Connect”, è parte del progetto di promozione della città di Bologna e dell’Emilia-Romagna negli Stati Uniti, che si concludera' con un ricevimento ed incontro con l'artista il prossimo 9 Febbraio presso la sede istitutzionale italiana al 814 Montgomery street.
 
Pittrice, scultrice e fotografa allo stesso tempo, l’artista Chiara Cocchi, in arte Penelope, raccoglie nella sua mostra le tematiche della sostenibilità, ecologia, astronomia e origine dell’universo, rappresentati in suggestivi paesaggi urbani e naturali.
  Da sinistra: Mary Tolaro Noyes, ambasciatrice locale di Bologna Connect; Paolo Barlera, Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura; l'artista Penelope Chiara Cocchi 

  Da sinistra: Mary Tolaro Noyes, ambasciatrice locale di Bologna Connect; Paolo Barlera, Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura; l'artista Penelope Chiara Cocchi 

 
L'artista ha realizzato queste opere appositamente per San Francisco e desidera lasciarle ai suoi estimatori della Citta' sulla Baia.
 
Sulla scia del successo della sua mostra a Bologna sulla trasformazione della città felsinea intitolata “La Storia Infinita”, il nuovo progetto di Chiara Cocchi nasce dalla collaborazione con “Bologna Connect”, rappresentata per l’occasione dall’ambasciatrice Mary Tolaro Noyes.
 
Ogni opera esposta, oltre ad essere creata appositamente per questa esibizione, prende il nome di una costellazione o stella, cosa che porta lo spettatore a riflettere sul titolo della mostra, il quale racchiude al suo interno anche il tema mitologico del viaggio.
 
Per Chiara infatti, nativa di Bologna e operante anche a Miami, non ci sarebbe arte se non ci fosse la curiosità di viaggiare e la meraviglia che riempie gli occhi di chi, come lei, si sente Ulisse durante il viaggio, per poi diventare Penelope quando da artista all’interno del suo studio trasforma la meraviglia che ha accumulato in arte.
 L'artista di Bologna utilizza materiali inutilizzati per dagli una nuova vita 

 L'artista di Bologna utilizza materiali inutilizzati per dagli una nuova vita 

 
Da dove nasce il titolo della mostra “We Are All Made of Stardust”?
"Il titolo nasce dal concetto che sottostà ogni opera o mostra che io realizzo, ed è legato alla sostenibilità ambientale. È infatti un onore per me esporre in questa città in particolare che è molto sensibile al tema ecologico, per questo credo che qui le persone possano davvero capire al massimo che cosa c’è dietro il mio pensiero.
Polvere di Stelle perché un amico che studiava fisica mi spiegò tempo fa che tutti noi e tutto quello che esiste sulla terra è fatto di polvere di stelle, in quanto tutta la vita dell’universo è nata da molte esplosioni atomiche.
Qualsiasi essere vivente o oggetto è figlio delle esplosioni delle stelle, pensare a questo ci fa capire quanto siamo preziosi e quanto bisogna rispettare il nostro pianeta".
 Un'opera che rappresenta il panorama di San Francisco su legno 

 Un'opera che rappresenta il panorama di San Francisco su legno 

 
L’aspetto che colpisce da subito è sicuramente l’uso particolare dei materiali da te selezionati.
"Nella ricerca dei miei materiali cerco sempre dei supporti speciali, non degli elementi tradizionali come carta o tela, i quali oltre ad essere qualcosa di diverso esprimano anche una ricerca concettuale.
Tutto quello che scelgo su cui dipingere non è solamente un bel posto per accogliere il dipinto, ma ha anche una storia a sé, ogni oggetto che raccolgo deve dirmi già tanto di suo.
In Florida ho raccolto molti elementi naturali (cortecce, foglie di palma, tronchi) perché volevo utilizzare la natura come luogo che ospita i miei dipinti. Quando mi sono spostata in altri luoghi meno naturali, come Bologna, ho cominciato ad usare altri elementi (materiali storici, pezzi di porte di antichi palazzi, travi in legno, assi di mobili di case), tutti oggetti che non hanno più un loro uso, ma posseggono ancora i segni della loro storia, e che potrebbero essere già un dipinto di per sé.
La mostra a Bologna si chiamava ‘La Storia Infinita’ proprio perché erano materiali che volevano morire, mentre io li ho presi e gli ho dato una nuova vita in quanto l’arte rende immortali".
  Una rappresentazione del Colosseo su vinile 

  Una rappresentazione del Colosseo su vinile 

 
Altro elemento interessante è la tua tecnica innovativa. Qual è la tua fonte di ispirazione?
"La cosa fondamentale a livello artistico è che sono riuscita a creare una tecnica che non esiste, la quale combina tre tecniche insieme che, in Accademia, mi era sempre stato detto di non mescolare.
Ho combinato innanzitutto fotografia, tutto parte dalle mie fotografie e da quello che catturo con gli occhi con curiosità nei miei viaggi.
A volte la trasformo poi in pittura, dipingendo sopra o trasformandola in un dipinto.
Infine scultura perché quasi tutte sono opere tridimensionali, alle quali si può girare attorno osservandole da diverse prospettive.
Voglio che le persone che osservano si chiedano il motivo per cui per fare un’opera ho scelto una corteccia piuttosto che uno specchio, si meraviglino della bellezza degli oggetti in sé e dalla storia che rappresentano".
 
Le tue mostre rispecchiano l’anima della città ospitante, qual è la differenza principale fra quelle organizzate a Miami e a San Francisco?
"In Florida mi sono relazionata molto con la natura floridense, in quanto io vivo fuori dalla città a contatto con la natura.
Quando sono arrivata a San Francisco invece, avevo piacere di relazionarmi con la sua natura, ma anche con oggetti del panorama statunitense, dove si possono trovare materiali storici differenti dall’Italia (insegne pubblicitarie, specchi) che hanno anche viaggiato all’interno del paese stesso.
 
A Penelope piace non solo rappresentare qualcosa che riguarda quel luogo, ma anche utilizzare materiali che ne possano esprimere l'essenza, la storia. In Italia è molto facile trovare oggetti molto antichi, anche del Sei-settecento. In America questi materiali sono molto più rari e meno rappresentativi. E' il "nuovo continente", quindi è giusto che gli elementi siano simbolici di una nazione molto più giovane. Ed ecco quindi la scelta di dischi di vinile, specchi e insegne pubblicitarie".
 
Dopo una stupenda inaugurazione l'Istituto ha deciso di aprire le sue porte un'ultima volta prima che chiuda la mostra per un finissage che avverra' il 9 febbraio tutto il giorno e in un ricevimento dalle 17.30 alle 19.30.
Le architetture dipinte su foglie di palma, specchi, tronchi e dischi di vinile saranno esposte un'ultima volta a San Francisco. 
 
La mostra “We Are All Made of Stardust” sarà in esposizione presso l’Istituto Italiano di Cultura fino al prossimo 10 febbraio.
Per maggiori informazioni sull’artista Penelope Chiara Cocchi, visitare il sito internet http://www.penelopearts.com

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