Modernità e classicismo nei costumi di Andrea Sorrentino

Dina Morrone, Andrea Sorrentino e Mara New. Photo Clarence Alford

Dina Morrone, Andrea Sorrentino e Mara New. Photo Clarence Alford

Eleganza, raffinatezza, gusto e un pizzico d’ironia contemporanea, il mix che meglio descrive la professionalità versatile di Andrea Sorrentino, costume, hair & make up designer dell’ultimo lavoro di Max Bartoli, The Secret of Joy - cortometraggio ambientato nel fastastico mondo di Re Artù e realizzato per raccogliere fondi a favore della ricerca sul cancro infantile. Il progetto vanta la collaborazione di artisti internazionali come Doris Roberts, vincitrice di quattro Emmy Awards, Jack Betts, Mia Christou, Maria Conchita Alonso e Sofia Milos. In occasione della recente proiezione losangelina al multisala Laemmle 7 di Hollywood è stata realizzata anche un’esposizione dei costumi al Beverly Hills Women’s Club a cura di Mara New, esperta di moda nonché produttrice cinematografico-teatrale. All’interessante evento presentato da Dina Morrone, attrice tra le protagoniste della pellicola, hanno preso parte anche il direttore dell’IIC di Los Angeles, Valeria Rumori, Florindo Blandolino, nuovo direttore esecutivo dell’Italian Trade Agency di Los Angeles, Leron Gubler, presidente e amministratore delegato della Camera di Commercio di Hollywood e la principessa Leith Eaton De Grimaldi di Monaco. Un’occasione per conoscere Andrea Sorrentino e ammirare da vicino le sue ultime creazioni.
 
Come e quando ha deciso di diventare designer?
I film d’epoca sono stati la mia passione fin dall’infanzia. A soli cinque anni mi attaccavo allo schermo della TV estasiato dal volume e dai colori dei costumi. Ero solito dire ai miei genitori che volevo fare “ i vesti ciccioni” , riferendomi chiaramente  all’imponenza dei bellissimi abiti indossati dalle donne aristocratiche dei film.
 
Costume designers e Oscar winners Piero Tosi e Milena Canonero sono stati due capisaldi nella sua formazione di artista. Cosa le è rimasto dei loro insegnamenti e del vostro rapporto di collaborazione?  
L’umiltà, il rispetto per i collaboratori e soprattutto la passione, quella instancabile che dilata il tempo ed entusiasma gli animi fino alla creatività più travolgente. Piero Tosi è stato il mio insegnante al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Con Milena Canonero ho collaborato invece per 10 anni, partecipando a produzioni di rilievo internazionale, da Marie Antoinette di Sophia Coppola a The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, pellicole premiate con l’Oscar per i migliori costumi. Ho rapporti di profonda amicizia con entrambi e scambio volentieri con loro, ancora oggi, idee inerenti la mia professione.
 
Costume, make up & hair designer, come nasce l’esigenza di rivestire più ruoli contemporaneamente?
In Italia il costumista cura il total look del personaggio, disegnando anche il trucco e l’acconciatura, avvalendosi della collaborazione di truccatori e parrucchieri che realizzano il tutto sotto la supervisione del costumista. All’estero talvolta si tende a distribuire le varie competenze a più esperti. Personalmente, preferisco curare l’intera immagine del personaggio, ma mi è capitato anche di essere chiamato in qualità solo di uno dei ruoli che normalmente ricopro.
 
Dal teatro d’opera al cinema e alla televisione. Come cambia la realizzazione dei costumi?
Nel cinema e nella televisione, la macchina da presa amplifica i particolari con l’utilizzo dei primi piani, per cui è fondamentale una cura maggiore dei dettagli. In Teatro, invece, la distanza tra il pubblico e il palcoscenico rende necessario marcare maggiormente il trucco e aumentare i volumi dei costumi e delle acconciature. È importante, inoltre, lavorare avendo una visione della scena nella sua totalità, come una sorta di quadro d’esposizione in cui i colori e i costumi s’intonano con l’azione dei personaggi. In entrambi i casi è fondamentale occuparsi anticipatamente dell’impiego delle luci poiché può alterare il colore reale dei costumi.
 
Come trae ispirazione attraverso la lettura di un semplice script?
Dopo aver letto lo script, le mie ispirazioni personali si coniugano solitamente con la visione completa che il regista ha del film, con lo scenografo per gli ambienti e con il cinematographer per le luci. Solo allora le immagini si compongono nella mia mente in maniera definita.
 
The Secret of Joy e i costumi realizzati con materiali alternativi. Quanto tempo ha impiegato per ultimare il lavoro di confezionamento?
Per i due costumi esposti ci sono volute due settimane di lavoro di un team di 20 professionisti. Ho usato materiali naturali combinati a materiali di riciclo. Nel caso specifico dell’abito di Bright Morgana, ho realizzato i cristalli semplicemente sciogliendo bottiglie di plastica.
 
Los Angeles versus Roma. Dove preferisce lavorare?
Los Angeles offre l’opportunità di lavorare a livello internazionale e generalmente il Made in Italy è molto apprezzato. A Roma spesso si realizzano i costumi per film americani. Adoro lavorare in entrambe le città, a patto ovviamente che si tratti di un prodotto di qualità.
 
Quali i progetti futuri? 
In Italia al momento è in preparazione un film fantasy in 3D e in lingua inglese, dal titolo I’m con la regia di Anna Rita Ciccone. Contemporaneamente sto vagliando alcune proposte per creare i costumi di alcune Opere di rilievo, ma preferisco non parlarne per scaramanzia.

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