Vino, taste of Italy. A Expo la cultura a 5 sensi del buon bere

Vino, taste of Italy. A Expo la cultura a 5 sensi del buon bere

A Expo sono in mostra 1400 cantine con etichette vinicole che rappresentano tutte le eccellenze enologiche e i distillati dello Stivale

Immaginate una tavola imbandita. Non deve essere per forza il pranzo della domenica. Può essere una pausa pranzo, una cena silenziosa dopo una lunga giornata, un incontro di lavoro o l'occasione per chiacchierare con un vecchio amico. Cosa vedete? Posate, piatti, certo. E poi? Immaginate una festa, una serata sul divano a guardare un film o a leggere un buon libro. Cosa manca? In Italia, che sia bianco o sia rosso, che sia per celebrare occasioni speciali, che sia per tenerci compagnia, che sia per accompagnare un buon piatto, un calice di buon vino non può mai mancare.
 
E l'Italia, in occasione dell'Expo Milano 2015, non poteva esimersi dall'esporre la sua illustre produzione vinicola. “Vino. A taste of Italy” è il titolo che racconta il padiglione nazionale in una suggestione di sensi e parole. Lo stand sorge alle porte della navata che taglia a metà il decumano principale e che accoglie i visitatori verso il percorso che li guiderà fino al Lake Area dov'è posto l'Albero della Vita insieme a Palazzo Italia. Con “Vino. A taste of Italy” ha dunque inizio l'avventura attraverso il vero gusto italiano. 
 
Nella mitologia, l'ambrosia era il nettare degli dei, ma per noi mortali, e forse soprattutto per gli italiani, è sempre stato il mosto ad avere il sapore più dolce. La tradizione vinicola italiana ha una storia lunga ben duemilacinquecento anni, una storia che è possibile ascoltare risalendo gli Appennini, dalla Sicilia alla Valle d'Aosta, sulle montagne e colline più feconde dove si arrampicano le viti più pregiate al mondo. Qui, la cultura del vino non termina nel suono di un sughero stappato e non si esaurisce in una passeggiata nei vigneti, la sintesi del vino non è un concetto accettabile. In Italia, il vino è un'esperienza che coinvolge i cinque sensi. 
 
Chiunque abbia avuto il piacere di addentrarsi nelle valli del Bel Paese ha potuto certamente vivere la magnifica esperienza di scendere nelle sue viscere più antiche di cui sono un esempio straordinario le cantine etrusche della Toscana che si costruiscono in architetture di pietra e mattoni dove degustare il vino è un evento magnifico avvolto dalla luce soffusa, nel brivido della frescura del sottosuolo, nel suono del vino versato nei calici accompagnato dal sapore di formaggi e salumi locali. 
 
Entrando nel salotto espositivo si ha immediatamente l'impressione di essere in una di quelle cantine. Vi sono le riproduzioni delle mura in pietra, un'oscurità rassicurante e una leggera brezza, tutti particolari che sorprendono il visitatore che viene completamente trasportato in questo immaginario e intenso percorso fatto di cultura e tradizioni. Tutt'intorno, affreschi che richiamano la tipica romanità con tinte di rosso pompeiano. 
La mostra all'interno dell'area diventa così un viaggio che coinvolge tutti i sensi: dall'olfatto, attraverso una parete dove provare a riconoscere gli odori che caratterizzano le vendemmie italiane, fino al gusto, con la possibilità di assaggiare i prodotti provenienti da tutte le regioni del Paese. 
Prima però di addentrarsi nella reale fase di degustazione, in un magnifico gioco di colori, su lunghe pareti nere brilla l'oro delle incisioni che raccontano, in una cartina minimalista, le vigne d'Italia divise a seconda delle regioni e le terre di provenienza. Su un lato, poi, uno specchio d'acqua dove si riflette la proiezione del celebre ballo tratto dal film “Il Gattopardo”. 
 
Proseguendo, si incontra poi il cuore del gusto, una grande stanza bianca dove risalta il contrasto con il rosso e l'oro delle vigne. Un'esperienza che in un sol sorso coinvolge il palato, l'olfatto, il tatto, la vista e l'udito. E' infatti possibile acquistare un calice per degustare a scelta alcune tra le millequattrocento cantine che a rotazione si alterneranno fino al 31 ottobre, data prevista per la chiusura dell'Esposizione Universale del Cibo. Dal Negroamaro pugliese, al Brunello di Montalcino toscano, al Fiano di Avellino campano. Dalle più note alle più elitarie produzioni insieme ad alcune tra le più apprezzate grappe dello Stivale, in una selezionata e ristretta, ma ugualmente eccezionale collezione. 
 
Il progetto è stato affidato all'architetto Italo Rota, altra eccellenza italiana, che ne ha curato la realizzazione in collaborazione con il ministero delle Politiche agricole insieme alla partecipazione di Vinitaly, organizzatore della pù importante manifestazione italiana dedicata al sistema vitivinicolo nazionale e internazionale. Dal 1977, infatti, a Verona si tiene ogni anno il più grande appuntamento per i cultori e produttori di vino. E a chiudere la mostra è stata proprio posta la riproduzione della statua di Giulietta e del noto muro a cui gli innamorati, a Verona, sotto il balcone dell'infelice innamorata, affidano i loro messaggi d'amore.
 

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