Reagiremo alla scomparsa del grande cinema?

Reagiremo alla scomparsa del grande cinema?

Laura Antonelli raggiunse l’apice del successo negli anni ‘70 e ‘80. Fu travolta da uno scandalo e dimenticata

A giugno è scomparsa Laura Antonelli, attrice brava, la cui fama è legata a pochi film che sono rimasti nella memoria del Paese. In particolare il film del 1973, “Malizia”, segnò una generazione di giovani italiani. In “Sua eccellenza si fermò a mangiare” del 1961 si vede invece una giovanissima e bellissima Virna Lisi, scomparsa anche lei lo scorso dicembre, circondata da tre grandi attori come Totò, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello. Mi sono reso conto che l’Italia ha perso quasi tutti gli attori che hanno timbrato una stagione italiana indimenticabile che fece la Storia del cinema mondiale.  
Era una generazione di attori, sia uomini che donne, che sono stati capaci di farci ridere e piangere, spesso nella stessa scena. Questi attori con film ammirati e copiati da tutto il mondo, hanno potuto interpretare ruoli che non solo spiegavano la Storia del nostro Paese, ma anche temi che non hanno confini e che toccano il pubblico internazionale.
 
Quando Vittorio De Sica girò “La Ciociara” tratta dal libro di Alberto Moravia, volle descrivere la tragedia degli stupri nelle zone del Pontino durante la Seconda Guerra Mondiale. La scena maestra della violenza in una chiesa abbandonata di madre e figlia, con Sophia Loren ed Eleonora Brown, ci fa capire l’orrore dell’accaduto, senza bisogno di dettagli esagerati che spesso registi moderni aggiungono con la scusa del realismo. Il viso della giovane e il silenzio del momento ci fanno sentire senza alcun dubbio il dolore della ragazza.
Quel film e quella scena sono ancora attuali oggigiorno, dobbiamo solo leggere i quotidiani, o guardare i notiziari televisivi per sapere che quelle sciagure non sono mai cessate nel nostro mondo di conflitti. Tanti dei profughi che ora arrivano nel nostro Paese sono spesso vittime o testimoni oculari di queste tragedie.
 
Quella stagione italiana ci ha regalato registi, attori, scenografi e cineoperatori che hanno vinto premi internazionali per decenni. Ma il destino è crudele per tutti e, come per tutte le stagioni, quella sta arrivando alla sua fine.
Se facessimo un elenco dei film italiani più ammirati nel mondo vediamo nomi del calibro di: Roberto Rossellini, Sergio Leone, Federico Fellini, Piero Germi, Mario Monicelli o Michelangelo Antonioni. Sono registi che hanno lasciato un segno indelibile e hanno insegnato nuovi modi di vedere il mondo tramite la telecamera, per questo le loro opere rimarranno per sempre nei quaderni degli studenti del cinema. Nel caso di Sergio Leone con i suoi western, alcuni dei quali sono considerati persino dagli americani i migliori del genere di tutti i tempi, ha cambiato lo stile e la tecnica di questi film e ha dato esempio ai suoi allievi per creare film di successo, sia economico che artistico.
Mi riferisco in particolare a Clint Eastwood, il Buono di “Il Buono, il Brutto e il Cattivo” che non ha mai nascosto d’aver imparato a fare il regista proprio lavorando con Leone.
 
Ma un ruolo particolare in questa stagione non va solo ai registi e ai tecnici che hanno fatto scuola. I temi e le storie non avrebbero avuto l’impatto profondo che ancora sentiamo se non avessero avuto attori capaci di mettere in scena emozioni e sensazioni. Ebbene anche questa generazione di grandissimi è al capolinea.
Cito non solo i tre attori già nominati, ma altri come: Nino Manfredi, Gian Maria Volontè, Marcello Mastroianni e Alberto Sordi. Non aggiungo altri nomi, non per mancanza di rispetto, ma perché non sarebbe possibile nominarli tutti. Spesso conosciamo il viso di un attore senza saperne il nome, malgrado il fatto che l’abbiamo visto tante volte. E’ il caso di Giacomo Furia, deceduto anche lui a giugno, che ci ha fatto ridere in film dopo film, ma che non arrivò mai alla fama del grande Totò con il quale girò diciassette film.
 
Tra le donne, Loren, Lisi e Antonelli non sono state le uniche a timbrare film importanti. Claudia Cardinale, Gina Lollobrigida, Mariangela Melato, Anna Magnani e Monica Vitti hanno reso indimenticabili i loro ruoli. Non tutte se ne sono andate e sono giustamente riconosciute da tutto il Paese come tesori nazionali.
La prova di bravura di questi attori e attrici non sta solo nel successo dei film italiani, ma anche nell’essere stati scelti da tutti i migliori registi del mondo per altri ruoli importanti. Ugo Tognazzi, per esempio, è ricordato dal pubblico internazionale tanto per “Il Vizietto” e “Barbarella” dove i suoi personaggi diventarono personaggi cult quanto per il suo lavoro in film italiani.
 
L’Italia è ancora capace di produrre film importanti? 
Il successo recente del film di Sorrentino “La Grande Bellezza”, come i film di Moretti, Benigni e Tornatore dimostrano che abbiamo ancora un ruolo da svolgere sul palco cinematografico mondiale. Il problema è che non riusciamo a produrre regolarmente film capaci di grande successo internazionale.
Sarebbe facile dare la colpa ai film panettone, come fanno alcuni critici, ma sarebbe un’analisi banale e controproducente. Gran parte di questa incapacità viene dalla paura dei produttori nel rischiare soldi per produrre film su temi nuovi e scottanti. Non è un problema nuovo e nemmeno solo italiano. Non è un caso che registi avventurosi del passato, come Vittorio De Sica, furono costretti a fare altri film banali per poter trovare i soldi per i film che poi ebbero successo. Anche Hollywood sta passando un periodo dove i suoi produttori più importanti investono in cloni di film di successo per paura di fallire. Vediamo che il risultato non solo è l’abbassamento della qualità dei film e sempre meno profitti, ma vediamo anche come la televisione abbia preso il posto del cinema come mezzo di intrattenimento e per affrontare  temi impegnativi. 
La nostra industria cinematografica ha l’obbligo di trovare rimedi a questi problemi per ridare al Belpaese un posto fisso sul podio internazionale e soprattutto per non arrivare un giorno a rimpiangere la fine definitiva di quella generazione di protagonisti senza averne già trovato i degni eredi.

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