A 5 anni dal devastante terremoto, la Georgetown University torna a L’Aquila con 5 studentesse. Tra loro le californiane Mary ed Emilie

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Le allieve della Georgetown University a Rocca Calascio (L’Aquila)

 

Venivano ogni anno, all’Aquila, gli studenti della Georgetown University di Washington DC per l’attesa Summer School guidata dalla prof. Laura Benedetti, che di quell’ateneo è direttrice del Dipartimento di Italiano. 
 
Ormai era un’annuale consuetudine, per la quale gli studenti di quella università facevano a gara per aggiudicarsi la possibilità di partecipare. Sia perché un viaggio in Italia resta sempre quanto di più intrigante immaginare, sia pure perché il passaparola tra studenti con chi aveva già conosciuto L’Aquila, una città per loro da sogno, per la bellezza artistica e per la dimensione umana, costituiva il più forte elemento di curiosità e desiderio per i nuovi aspiranti. 
  Da sinistra: Maria Grossmann, Laura Benedetti, Emilie Uhrhammer, Goffredo Palmerini, Dara Al-Sulayman, Erica Steiner, Mary Ahearn, Nicolette Fata 

  Da sinistra: Maria Grossmann, Laura Benedetti, Emilie Uhrhammer, Goffredo Palmerini, Dara Al-Sulayman, Erica Steiner, Mary Ahearn, Nicolette Fata 

 
Poi fu quel tragico 6 aprile del 2009, quando il terremoto massacrò la città e le sue meraviglie d’architettura e d’arte. 
 
Ma l’affetto della prestigiosa università americana non venne meno. Anzi. L’anno seguente al terribile sisma, il 4 e 5 giugno 2010, la Georgetown University organizzò a L’Aquila un memorabile convegno “Dopo la caduta: memoria e futuro”. Fu una straordinaria occasione dove studiosi, storici, scienziati e cittadini aquilani si confrontarono per due giorni riflettendo sulla storia della città, su quanto era accaduto quel drammatico 6 aprile 2009, sulle prospettive di futuro d’una comunità, una piccola “capitale” che doveva rinascere, moralmente e materialmente. 
 
Anima di quel convegno fu Laura Benedetti, un’aquilana radicalmente appassionata della propria città, sentimento mai attenuato neanche a migliaia di chilometri di distanza, in Nord America, dove da circa un trentennio lei vive. 
  In visita al borgo di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila) 

  In visita al borgo di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila) 

 
Dopo aver conseguito la laurea in Lettere all’Università di Roma La Sapienza, passò dapprima per l’Università dell’Alberta, ad Edmonton in Canada, poi negli States a Baltimora, alla Johns Hopkins University per conseguire il dottorato, quindi ad insegnare all’Harvard University ed infine alla Georgetown di Washington a dirigere il dipartimento di studi italiani. 
 
Negli anni successivi al 2009 altri allievi della Georgetown University sono venuti in Italia, sotto la direzione di Laura Benedetti, ma non all’Aquila, per via dei comprensibili problemi logistici ed organizzativi legati alla difficile situazione del post-terremoto. 
 
È invece da quest’anno che un’avanguardia di cinque ragazze dell’ateneo della capitale federale americana è tornato in città per un corso di studi di tre settimane, coordinato dalla prof. Benedetti. 
 Al Georgetown College le lezioni iniziarono nel 1792. Oggi ha 8 Facoltà e un ospedale clinico per 12.000 studenti 

 Al Georgetown College le lezioni iniziarono nel 1792. Oggi ha 8 Facoltà e un ospedale clinico per 12.000 studenti 

 
Le studentesse hanno seguito un corso intitolato “2009 and Beyond: Tales of Loss and Rebirth” (2009 e oltre: Storie di Sconfitta e Rinascita), che ha inteso esplorare il sisma del 2009 da vari punti di vista: storico, urbanistico, psicologico, sociologico. Il corso è stato reso possibile da un accordo tra Georgetown University e Università dell’Aquila. L’accordo era stato stipulato e firmato poco prima del terremoto del 2009 ed era rimasto allo stato virtuale fino a quest’anno quando, grazie all’apertura del Dipartimento di Scienze Umane nella nuova sede, l’ateneo ha portato un contributo importante alla rivitalizzazione del centro storico della città. 
 
Il corso s’inserisce pienamente nella filosofia della Georgetown University, la più antica università gesuita degli Stati Uniti, che tende non solo a impartire competenze specifiche, quanto alla formazione olistica di “men and women for others” (uomini e donne per gli altri), ossia persone educate secondo valori di solidarietà e giustizia sociale. La più antica istituzione cattolica d’istruzione universitaria negli Stati Uniti, fu fondata dal gesuita John Carroll a ridosso della nascita della nazione americana. Carroll, poi diventato arcivescovo di Baltimora, è considerato il fondatore della Chiesa cattolica nel continente nordamericano.
 
Al Georgetown College le lezioni iniziarono nel 1792. Oggi la Georgetown è cresciuta fino a diventare un’importante università di ricerca internazionale, con otto Facoltà e un ospedale clinico. Attualmente conta più di 12.000 studenti e più di 5.000 docenti e membri del personale.
 
Le 5 ragazze hanno fatto escursioni nel circondario aquilano, visitando le magnifiche Grotte di Stiffe, poi Bominaco con l’oratorio di San Pellegrino splendidamente affrescato, la chiesa di Santa Maria Assunta e il castello, Santo Stefano di Sessanio e Rocca Calascio, tutti borghi suggestivi e con viste mozzafiato. Hanno inoltre visitato Roma, Pompei, Sorrento e Capri. 
 
Chi scrive è andato ad incontrare le allieve. Le ragazze avevano appena terminato le loro due ore di lezione con la prof. Benedetti. Ho chiesto quale fosse la loro provenienza, quali gli studi che seguono alla Georgetown University: Mary Ahearn viene dalla California, studia italiano e storia dell’arte; Dara Al-Sulayman è dell’Arabia Saudita, di Gedda, studia le lingue straniere, in particolare italiano e francese; Nicolette Fata è del New Jersey, studia italiano, scienze politiche e economia; Erica Steiner viene dal New Hampshire, studia italiano e psicologia; Emilie Uhrhammer è della California, studia italiano e la politica internazionale. Le cinque ragazze hanno in comune la grande passione per l’italiano, per l’arte e la cultura italiana in genere. Hanno spigliatezza e parlano abbastanza bene la nostra lingua.
 
Sono stato con loro quasi un’ora, accennando alla storia singolare dell’Aquila, nata con un disegno unitario ed armonico e con il concorso di un’ottantina di Castelli, federatisi per costruire la civitas nova. Un’esperienza originale, mai accaduta nella storia dell’urbanesimo, che riscontrerà un caso similare solo nel 1703, con la nascita di San Pietroburgo. 
 
Ho parlato d’una città che per tre secoli, dalla sua fondazione nel 1254, ha avuto un importante ruolo civile, politico, economico, culturale e commerciale. Quest’ultimo in tutta Europa, con il commercio dello zafferano e della lana che fece insediare in città molte comunità “straniere” - tedeschi, francesi, fiamminghi, lombardi, veneziani, fiorentini ed altri - conservate nella memoria civica anche attraverso la toponomastica cittadina. 
 
Una città, dunque, molto aperta ed accogliente, portatrice d’un forte messaggio spirituale di riconciliazione e di pace, ereditato dal magistero di Papa Celestino V che lasciò all’Aquila, e all’intera umanità, il privilegio della Bolla istitutiva della Perdonanza, il primo giubileo della Cristianità. 
 
Ho poi chiesto a ciascuna di loro di esprimere un’impressione, un’emozione, di raccogliere in un pensiero la loro esperienza nella città ferita e nel contatto con la gente aquilana. Ne ho ricavato una forte commozione, talmente profonde e toccanti sono state le annotazioni dolorose per lo stato del centro storico come pure intenso è stato il calore, dopo l’iniziale cautela, riscontrato tra la gente aquilana. 
 
In fondo, ne hanno potuto ricavare un segno di fiducia e di speranza nel futuro, affidato nella mani degli stessi Aquilani, che nella loro plurisecolare storia hanno conosciuto numerosi e disastrosi terremoti, dai quali hanno sempre saputo risorgere. 
 
 
Oggi, l’attenzione del mondo verso L’Aquila, città d’arte diventata moralmente patrimonio dell’intera umanità, si arricchisce con l’affetto e l’amicizia, che non cesseranno, di queste giovani e brillanti allieve della Georgetown, ambasciatrici d’amore per L’Aquila a Washington e nei luoghi di loro provenienza. 
 
Laura Benedetti ha così sintetizzato il senso di questo rapporto tra L’Aquila e la Georgetown University: “Ripristinando il suo programma estivo a L’Aquila, dopo un’interruzione quinquennale a seguito del sisma del 2009, la Georgetown University vuole esprimere un gesto concreto di solidarietà e di fiducia nella ripresa della città e del suo ateneo”.
 
L’allieva Dara Al-Sulayman, nel saggio finale del corso, ha scritto questo giudizio: “Nonostante gli Aquilani abbiano perso il senso di comunità associato al territorio, il terremoto ha ispirato loro il senso di una nuova solidarietà, legata alla condivisione di una esperienza dura e traumatica”. 

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