Adriano Valerio e l'isola che ha ispirato il suo film vincitore a Cannes e al David di Donatello

Adriano Valerio, David di Donatello, italian culture, italian heritage, italian american, italian news, italian traditions

Il regista Adriano Valerio alla premiazione David di Donatello

 

La settimana scorsa si è conclusa la ventesima edizione del Los Angeles Film Festival, tenutasi dall’11 al 19 Giugno presso il Los Angeles Live Center situato nel cuore della città.
 
Quest’anno sono stati presentati oltre duecento film e video rappresentanti registi di oltre quaranta paesi in tutto il mondo, tra cui il milanese Adriano Valerio con il cortometraggio 37°4S , selezionato da circa novanta film festival e che ha collezionato fino ad ora oltre venti premi internazionali, a partire dal premio Menzione Speciale della Giuria alla 66esima edizione del Festival di Cannes.
 
37°4S ha vinto la Menzione Speciale anche al ColCoa Film Festival di Los Angeles, per poi arrivare al Nastro d’Argento, ottenuto poco più di un mese fa dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, e al David di Donatello, dove il suo 37°4S è stato il miglior cortometraggio dell’anno. Questi come molti altri riconoscimenti fanno sperare in una candidatura agli Oscar per il prossimo anno e a una visita di Adriano a Hollywood.
 
La bellezza e l’incantesimo di Tristan da Cunha, incantevole isola e set del film di Adriano, sono stati scoperti grazie alla sua amicizia con Loran Bonnardot, medico amato e rispettato che opera sull’isola vulcanica nel mezzo dell’oceano Atlantico del Sud, proprio a 37°4 S di latitudine, tra Città del Capo e Rio de Janeiro, un’isola di soli 270 abitanti e una tra le comunità più isolate al mondo.
 
Per arrivare sull’isola è necessario volare a Città del Capo ed imbarcarsi su Edimburgh, una nave peschereccio molto vecchia, che impiega una settimana per raggiungere l’isola. Una volta fatti sbarcare i pochissimi passeggeri (solo a dodici persone è concesso imbarcarsi) Edimburgh riapproda sull’isola soltanto dopo sei settimane.
 
“È un’esperienza molto forte”, ricorda Adriano, in cui le difficoltà della permanenza sono andate di pari passo con quelle incontrate nella regia del corto. Uno tra gli ostacoli che Adriano ha dovuto affrontare girando sull’isola completamente da solo è stato riuscire a trovare abitanti dell’isola che fossero disponibili a recitare, che ha poi incontrato solo poco prima della sua partenza dall’isola e alla sola condizione che non dovessero imparare o memorizzare alcun dialogo, motivo per cui è stato inserito un monologo con una voce fuori campo, per una questione di pudore.
 
Per il regista milanese che attualmente risiede in Francia, girare 37°4S “È stata un’esperienza sia umana che professionale straordinaria”. Ma l’essere da solo in un’isola in mezzo all’oceano e il non avere altra occupazione oltre a quella di fare un film, e poi la fretta, viste le sole sei settimane di permanenza e il tempo che continua a cambiare, sono tutti limiti che non hanno impedito ad Adriano di esprimersi liberamente, istintivamente e spontaneamente come emerge dal film in modo assoluto e penetrante.
 
Una tra le scoperte principali di Adriano sull’isola sono state le dinamiche familiari che ha riscontrato essere “estremamente solidali”: “Il rispetto per gli anziani e per la famiglia, nel vero senso arcaico del termine, contrapposto al concetto di famiglia nella nostra società in continua evoluzione. È molto toccante.”
 
Ed ancora, il rapporto con gli elementi della natura con tutte le sensazioni tattili: “Ovunque nell’isola si può vedere l’oceano sterminato e se si sale su una collina è possibile vedere le curvature del globo. È incredibile. Il vento, il mare”.
 
Un’unica persona sull’isola ha ispirato i due personaggi di 37°4S, una ragazza che stava lasciando l’isola. Da una parte era molto contenta di partire, ma dall’altra voleva rimanere lì, con la sua famiglia, con i suoi amici. Adriano racconta con sorpresa che i ragazzi sull’isola non sembrano poi così ansiosi di vedere quello che chiamano “outside world”, ovvero tutto ciò che non è Tristan. “Non è importante se è Città del Capo, se è l’Argentina o l’Italia. Non hanno così tanta voglia di andare nell’outside world, stanno bene lì’”, racconta Adriano.
 
A Roma lo scorso 10 Giugno la 58esima edizione del premio David di Donatello, che ha riconosciuto Sorrentino e la sua Grande Bellezza come miglior regia, ha deciso di premiare Adriano e il suo 37°4S come miglior cortometraggio dell’anno.
 
“È stato molto emozionante”, ricorda Adriano, “ma quello che mi fa più piacere è l’essere riuscito a trasporre nel film tutte le forti emozioni che questa isola mi ha dato”, continua Adriano, “E l’emozione più forte è stata l’avere in sala al Festival di Cannes due persone dell’isola a me molto care, che si sono commosse e che mi hanno confidato come un giovane di Tristan da Cunha possa identificarsi in questo film. Questo per me è stato incredibilmente toccante”.
 
Poter raccontare un piccolo pezzetto dell’isola e riuscire ad integrarsi in così poco tempo sono motivo di grande soddisfazione per Adriano, che svela come “Sfruttare il potenziale esotico dell’isola come fanno molti registi, utilizzare delle belle inquadrature, puntare su dei clichès” non lo abbiano mai interessato.“La benedizione e il consenso degli isolani sono la cosa per me più importante”.
 
Adriano Valerio non è solo impegnato come regista, e nelle sue vesti di docente universitario all’EICAR, l’International Film and Television School di Parigi, ed in altri paesi del mondo, grazie al suo progetto Camera Mundi, un’organizzazione internazionale no-profit dedicata all’insegnamento del cinema in paesi in via di sviluppo, si augura di poter trasmettere ai suoi studenti una curiosità speciale, che possa aiutarli a trovare il proprio sguardo sulle persone, riuscendo sempre ad essere onesti rispetto a questo sguardo. Uno sguardo che non si ottiene con il semplice studio o con la passione, il talento, la persistenza o la semplice fortuna.
 
Per raccontare sensazioni ed emozioni come le racconta Adriano Valerio c’è bisogno di qualcos’altro. C’è bisogno del volersi e del sapersi leggere dentro scrupolosamente, onestamente, imparzialmente. E c’è bisogno di essere in grado di mettersi a nudo, di spogliarsi di tutte le sensazioni e di tutte le emozioni, e di ancorarle a dei momenti dove poter posare quello sguardo onesto e fedele a se stesso.
 

Receive More Stories Like This In Your Inbox

SPONSORED

Recommended

Director  Lina Wertmüller receives honorary  Oscar and  Walk of Fame Star

Director Lina Wertmüller receives honorary Oscar and Walk of Fame Star

“I am very happy for this honorary Oscar. To all women director? I tell them to do good movies.” Italian writer-director Lina Wertmüller flew all the...
Italian tradition at the heart of LA: the San Antonio Winery and the history of the Riboli family

Italian tradition at the heart of LA: the San Antonio Winery and the history of the Riboli family

Family life is made of plenty of things: of simplicity and mundanity, of smiles and fights, of daily routine and special moments, of love and many,...

Italy’s iconic United Colors of Benetton is back in the US with a pop-up store

United Colors of Benetton has opened the doors to its first US pop up store in more than 4 years. Located in the Santa Monica Place shopping center,...
It’s an Italian gelato celebration in West Hollywood with Gelato Festival

It’s an Italian gelato celebration in West Hollywood with Gelato Festival

“I grew up with a passion for gelato and, as an adult, I became obsessed with the idea of sharing my love for this frozen dessert with the whole...

Great success for the 2019 Italian National Day

On June 3rd 2019 the Italian community of LA celebrated the historic day, back in 1946, when a pivotal referendum decided the fate of Italy about...

Weekly in Italian

Recent Issues