L’attualità di “Orgasmo Adulto” nella strepitosa performance di Francesca Fanti

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L'attrice Francesca Fanti in scena nello spettacolo "Orgasmo Adulto"

 

“Non ho cercato io Orgasmo Adulto, lui ha trovato me. Sono quelle cose che ti capitano, che ti propongono ed accetti, poi prendono una vita propria…” a parlare è l’attrice, regista Francesca Fanti, la quale porta in scena “Orgasmo Adulto – Escapes from the Zoo”. Lo spettacolo è tratto dai monologhi scritti da Dario Fo e Franca Rame, originariamente intitolati “Tutta Casa, Letto e Chiesa”.

 

Un primo adattamento per il pubblico americano era già stato allestito Off-Broadway nel 1983 dall’attrice premio Oscar Estelle Parsons, la quale aveva incorporato anche il “Monologo di una Prostituta in manicomio”. La stessa Fanti non è nuova alla rappresentazione, avendola già interpretata con successo nel 1997. “La primissima volta presentai solo uno dei monologhi al City Garage Theatre di Santa Monica, perché facevo parte della loro compagnia teatrale.

 

Nello stesso anno Dario Fo vinse il premio Nobel e l’Istituto Italiano, al tempo diretto dal simpaticissimo Enzo Coniglio, mi chiese di presentare tutto lo spettacolo da sola per tre serate. Da lì fu esteso a Pasadena, dove vinsi il premio ADA (Artistic Director Achievement Award) come miglior attrice in commedia. Fui poi invitata a San Francisco, dove stavano organizzando un festival per Dario Fo che coinvolgesse tanti teatri della città. Lì vinsi il premio Bay Area Critics Award come Best Solo Performance”.

 

 

Dopo aver fondato la compagnia di produzione Hera&Asteria, insieme ad Alessia Patregnani, a Fanti è sembrato naturale ripartire proprio da Orgasmo Adulto per aprire il programma di teatro italiano, finalizzato a presentare autori italiani a Los Angeles. Il successo riscosso dalle rappresentazioni del 7 e 14 Ottobre all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles ha spinto Fanti ad aggiungere una nuova replica, questa volta gratuita, previo prenotazione, fissata per il 21. Un regalo a tutta la comunità italiana che, con la sua calorosa partecipazione, ha contribuito alla riuscita delle due serate evento.

 

I monologhi, serve ricordarlo, nascono dal movimento femminista degli anni Settanta e sono ben ancorati al quadro socio culturale dell’Italia dell’epoca. La stessa Rame nelle sue interpretazioni apportava continue modifiche in funzione degli eventi politici per tenere il testo al passo con i tempi. Già la traduzione di Parsons cercava di restare fedele nello spirito, adattandolo alla sensibilità americana e Fanti ha apportato le sue modifiche per mantenerlo attuale e più vicino al suo modo di sentire il materiale. “Sicuramente lo capisco più adesso che quando lo presentai tanti anni fa. La condizione della donna presentata in questi monologhi si capisce sicuramente meglio dopo un matrimonio difficile, dopo essere diventata mamma.

 

Entro meglio nei personaggi perché ho fatto certe esperienze, e mi diverto anche molto di più, forse perché riesco ad uscire dai personaggi più in fretta. A volte il problema non è entrarci, ma riuscire ad uscirne”. I monologhi presentati sono tre: Una donna sola. Monologo di una Prostituta in manicomio. Abbiamo tutte la stessa storia. Tutte storie che raccontano la condizione femminile, libera in apparenza, ma schiava ai fatti dei desideri e le esigenze dell’uomo. Nel primo atto, ad esempio, si parla di una casalinga, moglie di un uomo che la circonda di beni materiali (come elettrodomestici ultimo modello), ma che la chiude letteralmente a chiave, rendendola schiava della sua condizione di donna di casa. La donna è imprigionata nel suo ruolo, sintomo di una finta felicità. “È uno spettacolo che richiede un’apertura mentale del pubblico, è satira, è intelligente, è profondo, ti fa ridere, ma anche piangere e pensare quando torni a casa. Gli uomini che sanno apprezzare una donna ci sono, sono un po’ ovunque.

 

Proprio come quelli che non lo sanno fare e continuano ad usarle, per questo è difficile trovare quelli giusti”. La performance di Francesca é passionale, viscerale, impetuosa, non si può rimanere indifferenti al magnetismo che emana dal palco e all’attualità di un testo che ancora oggi fa riflettere. Ci si vanta di essere una società moderna, avanzata nel rispetto dei diritti umani (quelli della donna, di altre razze o di coloro con diversi gusti sessuali), tuttavia sempre più spesso si apprende dai notiziari di episodi che ne affermano il contrario. Si pensi alle varie fazioni che ancora boicottano cliniche delle interruzioni di gravidanza. Proprio in “Abbiamo tutte la stessa storia” si parla di aborto, di infermieri prevenuti, tanto da far rimpiangere gli aborti clandestini.

 

Oppure si pensi alla campagna tutta americana contro l’allettamento in pubblico. Francesca ci confessa il suo pensiero: “Le discussioni sul breastfeeding, a dir la verità, le trovo assurde. È un’offesa che andrebbe punita. L’allattamento, oltre ad essere un atto naturale e stupendo tra madre e figli è anche un sacrosanto diritto. Peccato non si possa tornare indietro e togliere il latte della mamma a certe persone ottuse. Ma forse lo sono perché non hanno ricevuto quell’attenzione così sana e preziosa”.

 

Fanti dà tutta sé stessa nei personaggi di donne forti, se ne sono accorti anche registi e produttori del calibro di Bryan Singer che l’ha voluta per “H+ The Digital Series”, vincitrice dello Streamy Award, e Rob Marshall con il quale ha lavorato nel musical Nine al fianco di Daniel Day Lewis. “Marshall è un angelo, una persona dolcissima con una pazienza infinita. Sul set ha sempre un gran sorriso, una grande energia positiva che ti fa lavorare per quattordici ore di seguito senza voler smettere. Lo stesso dicasi per Daniel Day Lewis, un attore così bravo, ma anche così generoso e umile. Alla fine della seconda giornata di lavoro si complimentò con me per la concentrazione che riuscivo a tenere per tutte quelle ore di seguito. Mi sembrò così surreale da non riuscire a dormire la notte”. 

 

La prossima avventura di Francesca sarà portare al cinema “Dialogo di una prostituta con un suo cliente”, del quale ha personalmente curato la sceneggiatura, adattandola dal testo teatrale di Dacia Maraini. Un’altra esplorazione dell’universo femminile nelle sue rappresentazioni più complicate. 

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