Film messicano, musica italiana, successo hollywoodiano

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Carlo Siliotto con il regista Eugenio Derbez

 

Non solo cinema italiano all’IIC di Los Angeles, ma sempre con l’obiettivo di promuovere il talento di connazionali di successo come il compositore Carlo Siliotto, autore delle musiche dell’acclamato Instructions not included. Il film messicano, diretto da Eugenio Derbez, sarà proiettato all’Istituto nella serata di martedì 14 gennaio alla presenza del musicista italiano e del regista. Carlo Siliotto ci racconta qualcosa di più sul suo lavoro e sulla sua ultima fatica.
 
Come nasce la sua passione per la musica, e in particolare per quella popolare?
Ricordo perfettamente che all’età di 10 anni accompagnai mia madre al Festival dei Due Mondi al Teatro Caio Melisso di Spoleto, dove vidi per la prima volta la Black Nativity interpretata da un gruppo gospel americano: a fine concerto il pubblico era in piedi sulle sedie e batteva le mani a tempo con la musica. Tornai a casa in preda a una forte emozione, e quando dovetti scegliere tra ricevere in regalo una bicicletta o una chitarra, non ebbi dubbi.
 
In seguito, mi avvicinai alla musica popolare italiana negli anni ‘70, quando la cultura subalterna legata al movimento studentesco e operaio conquistava i teatri, grazie all’incontro con Sandro Portelli. Mentre negli Stati Uniti Alan Lomax ricercava e promuoveva la musica popolare americana, Portelli faceva altrettanto in Italia, nel Lazio.
 
E come mai ha poi scelto di dedicarsi esclusivamente alla composizione per il teatro, la televisione e il cinema? 
Al conservatorio ho studiato composizione poiché ho sempre sognato di comporre musiche per il cinema, ispirato dai grandi maestri Nino Rota ed Ennio Morricone. Fino al 1984 ho lavorato come performer, arrangiatore, direttore artistico e compositore, poi ho deciso di dedicarmi solo a quest’ultimo ambito, rifiutando ogni altra proposta. Il primo lavoro è stato per un film TV con Michele Placido, Il passo falso.
 
Cosa l’ha spinta a spostarsi da Roma a Los Angeles?
Los Angeles è sempre la capitale mondiale del cinema, inoltre mi piace molto il clima culturale di socializzazione e creatività. Qui ho iniziato con La corsa dell’innocente di Carlo Carlei, odiato dalla critica italiana e invece amato negli Stati Uniti. Dopo Fluke, sempre di Carlei, sono arrivate delle co-produzioni, tra cui episodi de La Bibbia diretti tra gli altri da Robert Markowitz e Roger Young, e la miniserie “Julius Cesar” con Jeremy Sisto, Christopher Walken e Valeria Golino. Nel 2004 mi sono trasferito definitivamente, poiché lavorare per la televisione in Italia non mi dava la stessa soddisfazione artistica dei film. Poi con la colonna sonora di The Punisher con John Travolta sono arrivate agenzie più importanti.
 
Qual è il suo rapporto con il pubblico italo-americano locale?
Estremamente positivo. Los Angeles è una metropoli multilingue, e questo genera un fermento culturale straordinario e un clima di tolleranza. Siamo tutti in movimento ed è facile incontrarsi, ma ognuno può trovare il proprio spazio nel mercato del lavoro. Nella comunità italo-americana c’è un rapporto di grande confidenza, anche grazie agli operatori che promuovono la nostra cultura come l’IIC, e di sostegno reciproco: se uno di noi ha successo è un risultato per tutti, come in occasione della nomination ai Golden Globes.
 
Per l’appunto, nel 2007 ha ricevuto la nomination ai Golden Globes per il film Nomad, e ora è nella lista dei possibili candidati agli Oscar come Miglior Colonna Sonora Originale per Instructions not included. Cosa si prova?
Una grande gioia, si sente di essere al posto giusto e di fare il proprio mestiere. Instructions not included ha ottenuto risultati eccezionali: è il film di lingua spagnola campione d’incassi negli U.S.A., il quarto film straniero di sempre dopo la Tigre e il Dragone, La Vita è Bella e Hero, e detiene il record al box office in Messico. Sfortunatamente per la candidatura agli Oscar come Miglior Film Straniero è stato presentato un altro film, ma questa commedia sentimentale ha avuto un enorme successo di pubblico e potrebbe gareggiare in altre categorie.
 
Come ha costruito la colonna sonora del film?
Dico sempre che la musica è l’unico attore che non si vede, e se il regista sa quale parte deve recitare questo attore nel film, allora il mio lavoro diventa facile. Eugenio Derbez conosce molto bene i ritmi della commedia e mi ha  voluto con sè perché aveva apprezzato molto le mie musiche per il film “La Misma Luna”. Tuttavia, nella sua pellicola il tema dell’abbandono aveva un’importanza centrale, per cui era necessario cogliere a fondo i sentimenti e il rapporto tra i protagonisti. Il risultato è una struttura musicale tradizionale con pianoforte e orchestra, composta e realizzata tra gli Stati Uniti, l’Italia, la Bulgaria e il Messico.
 
Progetti futuri?
Tanti, ma preferisco non svelarli eccetto una produzione italiana, un film d’animazione di Maurizio Nichetti sulla storia di San Francesco.
 
In passato ha collaborato con grandi artisti italiani quali Domenico Modugno e Francesco De Gregori, c’è un incontro che ricorda con particolare emozione?
Senza dubbio quello con Domenico Modugno ha per me un valore speciale, essendo stato il mio idolo fin da bambino quando tifavo per lui al Festival di Sanremo. Nel 1980 stavo partecipando a un festival musicale all’Arena di Verona, in quell’occasione Modugno sentì la mia musica, gli piacque e volle conoscermi. Una volta tornati a Roma mi invitò a lavorare insieme, ma purtroppo poco dopo si ammalò e riuscimmo a registrare solo il pezzo “Le donne belle”, in seguito riarrangiato da Luis Bacalov.

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