Letterando in Fest

Un’immagine della manifestazione nella multisala Badia Grande a Sciacca

 

È giunto alla terza edizione il “Letterando in Fest” che si è svolto a Sciacca in provincia di Agrigento il 15, 16 e 17 giugno scorso.
 
La Multisala Badia Grande ha ospitato la manifestazione, organizzata dalla società Vertigo, che ha visto in cartellone una serie di importanti eventi dedicati all'arte, alla letteratura, al cinema, al teatro, alla musica, al cibo e alla celebrazione del ventennale delle stragi di Capaci e di Via D'Amelio in cui persero la vita rispettivamente il Giudice Giovanni Falcone con la moglie e il Giudice Paolo Borsellino e parte degli uomini delle loro rispettive scorte.
 
“Il venditore di attimi”, libro del giornalista saccense Accursio Soldano ha dato il via alla manifestazione che da subito si è dimostrata di grande interesse, vuoi per la presenza di nomi noti, vuoi per la grande partecipazione del pubblico che ha seguito con grande coinvolgimento lo snodarsi dei numerosi eventi.
 
Oltre a Soldano, Daniele Cannizzaro – è suo “Le colpe dell'amore” - e Paolo Tortorici con “Giochi sporchi”, entrambi di Sciacca, hanno presentato le loro opere nella sezione “Vi presento il mio libro in mezz'ora” .
Hanno arricchito il carnet delle presenze altri scrittori-giornalisti come Roberto Alajmo e Giacomo Pilati che hanno presentato le loro ultime fatiche letterarie. “Un lenzuolo contro la mafia” e “Sulla punta del mare” sono i titoli rispettivamente dei due autori.
 
Evelina Santangelo, autrice di “Cose da pazzi” che ha presentato nell'ambito del “Letterando in Fest”, ha pure curato il testo di “Terra matta” dello scrittore semi analfabeta Vincenzo Rabito.
 
La musica ha visto come protagonista il cantante e musicista sardo Mariano Deidda che ha portato sulla scena Fernando Pessoa e Cesare Pavese. Un gemellaggio che vede contrapposti due tra i più significativi poeti e letterati del recente Novecento.
 
E Inês Pedrosa scrittrice e giornalista portoghese, direttrice della Casa Fernando Pessoa, è stata protagonista di un “incontro” con Fernando Pessoa.
 
La sezione CineLetterando, dedicata al cinema, in questa terza edizione, è stata intitolata a Roberto Andò, regista palermitano di cui sono state presentate tre proiezioni. Inoltre, è stato presentato al pubblico “Il trono vuoto”, opera prima letteraria del regista, che ha vinto il Premio Campiello 2012 – che quest'anno ha festeggiato il 50esimo anniversario - nella sezione “opera prima”.
 
Nel paese in cui il grande regista Pietro Germi girò alcune tra le pellicole “cult” del cinema italiano, non poteva certo mancare una sezione del festival dedicato, appunto, al cinema e Roberto Andò ne è stato meritatamente protagonista.
 
Giancarlo Licata, giornalista e direttore di TG3 Mediterraneo, ha presentato “1367 La tela strappata” documentario realizzato in collaborazione con la scuola nazionale del Centro Sperimentale e con l'ausilio di filmati delle teche RAI.
 
Sono, infatti, 1367 le ore intercorse tra la strage di Capaci e quella di Via D'Amelio, 51 giorni in cui la Sicilia fu scossa da un moto di ribellione nei confronti della mafia e, forse proprio in quei giorni e in quelli seguenti, sino ad oggi, cambiò il proprio modo di affrontare il fenomeno mafioso, con una maggiore coscienza e con la voglia di fare qualcosa per sconfiggerla, ognuno con i propri mezzi o, forse, anche soltanto mantenendo le distanze da quella cultura.
 
Nel ventennale delle stragi di Falcone e Borsellino, al Letterando in Fest, è stato ricordato pure Pio La Torre, la cui uccisione ancora oggi cela dubbi e incertezze sui mandanti. Un testo scritto a quattro mani da Paolo Mondani e Armando Sorrentino – Chi ha ucciso Pio La Torre?- è stato di recente pubblicato e qui presentato al pubblico di Sciacca.
 
Gli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo hanno portato alla multisala Badia Grande tre documentari dedicati a Vincenzo Rabito, il poeta semi analfabeta, a Ignazio Buttitta – poeta dialettale bagherese – e a Lucio Piccolo di Calanovella, esponente di una famiglia nobile e colta che vantò tra i suoi membri – oltre che scrittori e poeti – botanici, ornitologi e naturalisti.
 
Tra gli ospiti dei quarantuno eventi, tra cui ventidue presentazioni di libri, diciassette proiezioni, tre reading, uno spettacolo teatrale, una mostra fotografica, un concerto e una cena letteraria, graditissima dal pubblico la presenza di Giuseppina Torregrossa che, dopo il grande successo di critica e di vendita de “Il conto delle minne”, ha presentato l'ultimo suo libro, un giallo, dal suggestivo e sicilianissimo titolo “Panza e prisenza”.
 
Domenica 17 giugno la manifestazione si è conclusa dopo una maratona artistica che ha visto, tra gli altri, Roberto Andò e Franco Di Mare, giornalista RAI, inviato speciale in alcuni dei conflitti più cruenti e assurdi del secolo appena trascorso, quali quello di Sarajevo e quello in Afghanistan, oggi presentatore della trasmissione “Uno mattina”.
 
Il suo libro più noto, “Non chiedere perché”, narra di una storia incredibile di guerra e di adozione impossibile di una bambina che diviene sua figlia, amata, cercata e finalmente salvata.
 
Il nuovo e ultimo libro di Di Mare, di tutt'altro genere e dal titolo “Casimiro Roléx”, narra di un napoletano che, per caso o per sfortuna, diventa un piccolo delinquente.
 
Casimiro Roléx come metafora di una Napoli città borbonica, città di re, di vicerè; Napoli che è anche la città del Presidente Giorgio Napolitano ma anche la città di Totò il grande comico, di Eduardo e di Peppino De Filippo. Napoli di Roberto Murolo e di Pino Daniele. Napoli del caffè tanto decantato da musicisti e divenuto simbolo della città.
 
Una città per certi versi “bollente” che, se la assapori appena un po' ti scotti, anche a scapito del buon sapore del liquido arabico.
 
Una città in cui i personaggi come Casimiro, piccoli, comuni, normali, sono spesso vittime di una società che così li ha forgiati o li ha fatti diventare.
Casimiro Roléx impersona l'ambizione del comandante ma incapace di esserlo: è un mediocre, anche nel delinquere, un uomo da poco. È, sopratutto una vittima, è l'incarnazione dei mali della società in cui vive, di un malessere che la vede in dicotomica posizione nei confronti del bene e del male.
 
E le vittime dei suoi atti delinquenziali sono la personificazione della sua catarsi, la colpa che espiano per non essere come lui.
Ma in fondo lui delinque per amore, per amore della moglie e della figlia e vorrebbe essere come “il boss del quartiere” che spara e che vorrebbe trascinarlo nel suo clan ma che Casimiro rifiuta: lui è solo uno scippatore non un assassino.
 
Ma perché Roléx? Perché col tempo ha affinato la sua capacità di riconoscere anche a grande distanza la qualità degli orologi, sopratutto Rolex, come fosse un esperto orologiaio svizzero.
 
Ma allora, dove sta Casimiro Roléx, in quale parte della società può sentirsi rappresentato? Certamente in quella che vive ai margini di un illusorio, poco probabile ma certamente illecito benessere.
 
Di quello però che, se non viene ancora punito dalla giustizia terrena, è quella divina che interviene punendolo tragicamente nei suoi affetti profondi dopo averlo ancora prima punito nel suo orgoglio di uomo, di merda, ma pur sempre uomo.
 
Franco Di Mare nel suo libro, pur nella tragicità del racconto, non manca mai di cercare soluzioni nell'ironia, assumendo pure – quale colonna sonora della vita di quei vicoli – le canzoni di Gigi D'Alessio.
 
La tre giorni del “Letterando in fest” si è conclusa con una cena “letteraria” e per questa edizione sono stati i piatti descritti nelle pagine dei libri di Andrea Camilleri ad essere serviti nello splendido scenario della Tenuta Ulmo di Planeta a Sambuca di Sicilia, a pochi chilometri da Sciacca.
 
Un attore leggeva le pagine in cui erano descritti i piatti che il commissario Montalbano si apprestava a gustare e il cuoco, a sua volta, descriveva il procedimento per la realizzazione delle ricette.
 
Il vino delle cantine Planeta, ha allietato abbondantemente non soltanto le pietanze, esaltandone il gusto, ma gli umori dei commensali che, dopo aver nutrito lo spirito, hanno potuto nutrire, godendone, anche il corpo.

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