Gianni Melotti con una Pelle trasparente di silicone, Firenze,1987 (Ph Margheritanuti - commons.wikimedia -  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 )

Due mostre monografiche  riscoprono Cioni Carpi e Gianni Melotti, artisti poliedrici attivi a Milano e a Firenze tra gli anni 60, 70 e 80 del ‘900. L’avventura dell’arte nuova | anni 60-80 Cioni Carpi – Gianni Melotti è il titolo che riunisce due monografiche aperte fino al 6 gennaio 2021 presso la Fondazione Ragghianti di Lucca.
Le mostre riscoprono questi due artisti fra loro diversi ma accomunati da una vena creativa volta alla sperimentazione. Attivi poi nel periodo di grande fermento per l’arte italiana, quello compreso tra gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta del Novecento.

La prima mostra, a cura di Angela Madesani, è dedicata alle sperimentazioni di Cioni Carpi, nome d’arte di Eugenio Carpi de’ Resmini (Milano, 1923-2011). La Fondazione Ragghianti presenta il percorso artistico di Carpi dal 1960 agli anni Ottanta. Sono esposte circa quaranta opere di grandi dimensioni tra dipinti, installazioni, lavori fotografici, filmati, installazioni, disegni, progetti e libri creati dall’artista in unica copia. Ma anche documenti e cataloghi sull’opera di questo intelligente protagonista dell’arte della seconda metà del XX secolo.

Carpi è stato un personaggio complesso e ricco di sfaccettature.
Dal 1959 al 1980 realizza numerosi film d’artista, attualmente ospitati da importanti archivi, fra i quali quello del MoMA di New York. L’artista lavora molto anche per il teatro. È sua la prima scenografia costituita da un filmato per L’istruttoria di Peter Weiss al Piccolo di Milano nel 1966.
Collabora con alcuni compositori come Paccagnini, Manzoni e Maderna, per i quali, in occasione della messa in scena delle loro opere, realizza filmati e proiezioni. Carpi, unico artista italiano, insieme a Franco Vaccari, a fare parte del gruppo della Narrative Art, ha inoltre utilizzato per la sua ricerca la fotografia, le installazioni, le proiezioni di luce, il video. Nel 1978 e nel 1980 ha partecipato alla Biennale di Venezia in due mostre curate da Vittorio Fagone.

La seconda mostra, a cura di Paolo Emilio Antognoli, nasce da una ricerca storica e archivistica, ancora inedita, riguardante l’attività di Gianni Melotti (Firenze, 1953) nel primo decennio che va dal 1974 al 1984. La monografica, in cui sono espose trenta opere dell’artista, si concentra sullo sviluppo storico-artistico e sui rapporti che Melotti ebbe con alcuni artisti dell’epoca.
Artisti come Lanfranco Baldi, Luciano Bartolini, Giuseppe Chiari, Mario Mariotti e altri come Bill Viola. Tutti legati alla sua esperienza in art/tapes/22, studio dedito alla produzione di videotapes per artisti di cui Melotti nel 1974 diviene il fotografo. Melotti era conosciuto infatti più come fotografo che come artista, la cui attività è rimasta quasi del tutto inedita.
In quegli anni Settanta a Firenze vi erano centri chiave (art/tapes/22 video tape production, la Galleria Schema, la Galleria Area e altri) per l’arte contemporanea italiana. Di qui sono transitati grandi nomi dell’avanguardia artistica internazionale: da Vito Acconci, – per citarne alcuni – a Daniel Buren, da Jannis Kounellis a Robert Rauschenberg. Attorno a questi spazi si è sviluppato un nuovo circuito artistico e culturale favorevole alla sperimentazione e incline all’interazione fra diverse attività culturali: architettura e design, editoria e cinema d’artista e i nuovi off-media artistici.
Gianni Melotti è stato senz’altro uno dei protagonisti con un linguaggio concettuale originale e trasgressivo.

Receive more stories like this in your inbox