Fra le prime star a sbarcare al Lido, Brad Pitt che si è concesso a fan e fotografi (Ph La Biennale-foto ASAC)

Un uomo in missione nell’ignoto per salvare il Pianeta e, forse, il padre cosmonauta scomparso decenni or sono. A Venezia va in scena Ad Astra. Sul grande schermo il film di James Gray, sul red carpet, la prima passerella hollywoodiana con Brad Pitt. In Laguna, a settempre, è tempo di grande cinema o di incontri letteralmente “stellari”.

Poteva non esserci alla 76° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia un film che non trattasse il tema “planetario” proprio nel 2019, a cinquant’anni esatti dello storico allunaggio? Eppure in Laguna sembra anche continuare un filone e chiudere il cerchio di una trilogia: nelle passate edizioni erano già sbarcati Gravity (2013) di Alfonso Cuaron con Sandra Bullock e George Clooney, film di apertura a Venezia70, e poi First Man – Il primo uomo (2018), di Damien Chazelle, con Ryan Gosling nei panni di Neil Armstrong, film a cui venne concesso l’onore di aprire il festival della scorsa edizione.

Roy McBride (Brad Pitt) è un navigato astronauta alla ricerca di nuove forme di vita nel Sistema Solare. Scampato miracolosamente a un incidente provocato da improvvise impennate elettriche che gli costano quasi la vita, l’intelligence americana lo incarica di intraprendere una missione top secret,  che lo riguarda molto da vicino. Sulla Terra stanno susseguendosi pericolose detonazioni, incendi e disastri aerei, il tutto riconducibile a esplosioni radioattive la cui origine è Nettuno. Proprio il pianeta dove 16 anni or sono il vecchio Progetto Lima si era misteriosamente interrotto. A capo di questi, c’era H. Clifford McBride (Tommy Lee Jones), astronauta leggendario disperso da allora e padre di Roy. Superati come sempre i test psicologici, la nuova generazione di astronauti parte prima per la Luna, per poi dirigersi verso l’ultimo avamposto terrestre nel cosmo, il pianeta Marte. Di lì in poi, un lungo viaggio con l’obiettivo di far cessare queste esplosioni. Ad accompagnare il protagonista, in principio, il colonnello Pruitt (Donald Sutherland), vecchio amico di Clifford.

Come il padre, Roy è un uomo ligio al dovere. Pronto a sacrificare i propri affetti personali, la fidanzata Eve (Liv Tyler), nel nome della perfetta riuscita della missione. E anche questa volta il giovane McBride è pronto per lasciare un’impronta nella Storia anche se l’oscurità verso cui si sta dirigendo è niente in confronto a quella che dovrà finalmente imparare a guardare, riconoscere e affrontare, dentro di sé. 
Se per Brad Pitt, reduce dal tarantiniano C’era una volta ad Hollywood, il cosmo è una novità, per gran parte del cast lo spazio non è propriamente indifferente, a cominciare proprio da Tommy Lee Jones e Donald Sutherland, entrambi Space Cowboys (2000), protagonisti insieme al regista Clint Eastwood di una missione spaziale per salvare il pianeta Terra. Un film questo che, manco a dirlo, venne presentato in anteprima mondiale alla 57° Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia. A infondere tenerezza alla giovane e innamorata Grace di Armageddon – Giudizio finale (1998), c’era proprio lei, Liv Tyler, che assiste a una rischiosa missione di suo padre Harry (Bruce Willis) e del suo fidanzato A.J. (Ben Affleck).

Presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e ben accolto dalla stampa specialistica che alla prima proiezione lo ha generosamente applaudito, Ad Astra (USA, 124’) di James Gray è un viaggio a tratti kubrikiano.
Il cosmo è solo un immenso e poco-angosciante contorno. Al centro c’è un uomo solo in fuga da se stesso. L’eroismo. La facciata decisa e senza emozioni sono solo una maschera per il resto dell’umanità. Lo dice lui stesso, “sono un egoista”. L’uomo si spoglia di ogni contatto. Si annulla reincarnandosi in un destino che non fa domande, sublimandosi nell’inizio e nella fine. L’uomo diventa schiavo della propria armatura, salvifica e mortuaria. Può decidere di aprirla e uscirne per sempre. Lo farà? Lo faremo?
“Non sono sicuro del futuro. Non sono preoccupato. Invio”.

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