Un miliardo e duecento milioni delle vecchie lire: tanto incassò al cinema “Il sorpasso”, film diretto da Dino Risi, interpretato da Vittorio Gassman, Jean Louis Trintignant ed una sfavillante Catherine Spaak.
 
Una pellicola che, era il 1962, raccontava gli echi del boom economico italiano. Le automobili, acquistate un po’ da tutti, anche per il tramite di cambiali, le macerie della guerra finalmente evaporate. Benessere e buon umore per il Belpaese, riversate da un film che, con le musiche dirette da un maestro come Riz Ortolani, divertì moltissimo. Finisce, anche a distanza di anni – ogniqualvolta viene riproposto negli attuali palinsesti delle Reti generaliste e delle piattaforme della pay tv – per guadagnarsi consistenti ascolti di pubblico. Un viaggio che, nella narrazione cinematografica, prese il via la mattina di Ferragosto con i due protagonisti (Gassman e Trintignant) che ridono, scherzano, si prendono in giro, mettendo a fuoco l’istantanea di un’Italia finalmente ottimista verso la vita, risalendo dal Lazio alla Toscana, spesso abusando del suono del clacson, a bordo di una Lancia Aurelia B24, immatricolata nel ’56.
 
Bene, a festeggiare la ricorrenza cinquantennale del film – e di cosa significò per l’Italia di allora – ci hanno pensato quattro compagni di corso alla scuola di giornalismo di Perugia. Un’idea brillante: risalire parte dello Stivale, proprio così come avvenne nel film, da via Proba Petronia, a Roma, fino alla famigerata curva di Calafuria, in Toscana, dove l’epilogo della pellicola mise bruscamente fine alla vita di Jean Louis Trintignant (nel film).
 
L’occasione ha fornito soprattutto la possibilità di confrontare le due Italie: quella che usciva dalla guerra e cercava di riabilitarsi in fretta e l’attuale, che combatte contro la disoccupazione, il lavoro che langue, le fabbriche che chiudono, i giovani che reclamano un posto e si sentono, al contrario, traditi. Giorgia, Laura, Micol, Alberto: ecco i nomi dei quattro ragazzi, di età compresa tra i venticinque ed i trent’anni, che hanno idealmente riannodato il nastro della memoria.
 
Ripercorrendo lo stesso itinerario compiuto dai protagonisti de “Il sorpasso”, esattamente cinquant’anni dopo, sotto il sole torrido di questo scampolo d’agosto. Guidando per la vecchia via Aurelia, lungo il Tirreno, fermandosi a Civitavecchia, come prima tappa. Ma, diversamente dalle atmosfere gioiose del film, lo squarcio d’Italia che si è presentato ai quattro ragazzi è stato opposto: il ristorante “La Cambusa”, infatti, dove erano state girate tante scene scanzonate, ha chiuso i battenti da tre mesi, messo in ginocchio dai debiti.
 
Risalendo ancora, verso la Toscana, altro spaccato di un Paese che sembra aver imboccato una strada senza apparenti speranze. Castiglioncello, meta finale dei due attori, non è più il centro pieno di luci degli anni Sessanta, dove trascorrevano le vacanze Sordi, De Sica, Paolo Panelli e Bice Valori. Oggi, di famoso, non incontri più nessuno. E pure questo genera malinconia per il tempo perduto.

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