Dagli studi fiorentini a Roma: 50 capolavori per gli 85 anni di Botero

Dagli studi fiorentini a Roma: 50 capolavori per gli 85 anni di Botero

Non è facile dare corpo, senso e pensiero a ricordi, emozioni, stati d’animo, eppure è soprattutto negli spazi dell’anima che si muovono, agili e immateriali nel contempo, le sue enormi masse corpulente: ironico, bonario, a volte grottesco il mondo plastico di Botero richiama all’arte precolombiana, essa stessa sottoposta del resto all’irridente, debordante fantasia dell’artista.

Conosciuto in tutto il mondo per i suoi  monumentali personaggi,  per le sue  donne iperboliche ed enigmatiche  immerse  in un pensiero lontano, segreto a cui non è dato accedere, Botero egualmente  attinge la sua ispirazione dalla storia dell’arte, dai suoi studi sul Rinascimento italiano conosciuto direttamente durante i soggiorni a Firenze.

Le sue opere si avvalgono di un perfetto equilibrio tra forme, concetti e senso nostalgico - dice Rudy Chiappini curatore della grande mostra, coprodotta dal Gruppo Artemisia e Mondo Mostre Skira, in onore dell’artista colombiano, che ha scelto Roma per festeggiare i suoi 85 anni, omaggiando il Complesso del Vittoriano con 50 capolavori, molti dei quali in prestito da tutto il mondo.

Più di 50 anni di carriera scorrono  davanti ai nostri occhi, a partire dal primo dipinto del 1956, un omaggio a Velasquez di  chiara impronta baconiana fino all’ultima opera del 2016.  La mostra, a carattere tematico, inizia già fuori del Vittoriano  con la grande  scultura in bronzo Cavallo con briglie, una tonnellata e mezzo di peso, alta più di tre metri, prima di accedere alla sezione dedicata ai suoi bronzi pieni e brillanti, dalla superficie liscia e patinata che conquistano lo spazio tridimensionale (Donna sdraiata, I ballerini). Segue l’omaggio ai grandi artisti del passato dove l’artista riesce a coniugare mirabilmente  la cultura latino-americana delle sue origini con l’ammirazione e lo studio dei grandi maestri occidentali  attentamente osservati  nei musei  europei, soprattutto italiani e spagnoli e sono Giotto, Leonardo, Mantegna, Piero della Francesca, Raffaello, Velasquez a cui si aggiungeranno Durer e Rubens, Manet, Cezanne. 

Sfilano dipinti celeberrimi  reinterpretati  con la benevola ironia che lo contraddistingue (L’Infanta Margherita Teresa 2006 o La Fornarina delicata e sensuale 2008). Dipinti come Natura morta con frutta e bottiglia (2000) che rimandano a Zurbaran e a Cezanne,  Natura morta con strumenti musicali (2004) ci accompagnano nella terza sezione, prima della sala dedicata alla religione. Un grande senso di calma emana dal Cardinale addormentato o Passeggiata sulla collina (1977)  dove un monsignore  recita il rosario  muovendosi  nel verde “con la gonfia leggerezza di una nuvola e con la maestosa compostezza che l'abito impone”.

La quinta sezione è dedicata alla politica: nei dipinti legati al potere Botero descrive militari, ministri, presidenti, ambasciatori con sguardo incuriosito e sorridente, attratto piuttosto dalle eleganti divise dei generali, dagli abiti sgargianti delle first lady, dallo sfarzo barocco degli ambienti (Il Presidente e i suoi ministri 2011). “Si ritrova nella mia pittura - dice Botero - un mondo che ho conosciuto quando ero molto giovane, nella mia terra. Si tratta di una specie di nostalgia e io ne ho fatto l'aspetto centrale del mio lavoro. Io ho vissuto 15 anni a New York e molti anni in  Europa, ma questo non ha cambiato nulla nella mia disposizione, nella mia natura e nel mio spirito  latino-americano. La comunione con il mio paese è totale”.

 

La nostalgia è un elemento centrale nella sezione dedicata alla vita latino-americana, dove scene del  quotidiano consegnano allo spettatore paesaggi, personaggi e azioni caratterizzati da una lenta armonia che stabiliscono con l’osservatore un empatico dialogo. Ecco allora Al parco (2006) o i placidi innamorati del Picnic (2001), Le sorelle (1969-2005) in compunta posa fotografica.  La nostalgia che circola come fertile humus nelle sue opere è particolarmente presente nella sezione dedicata ai Nudi, che alludono a un Paradiso  perduto  dove è del tutto assente il senso del peccato.  Adamo ed Eva (2005) si osservano con stupefatta ingenuità mentre vengono insidiati dal serpe che sbuca alle loro spalle.

Chiudono il percorso della grande mostra i quadri dedicati al Circo, uno spettacolo che prima di lui è stato immortalato da  Picasso, Chagall, Leger. Affascinato dalla visione di un piccolo circo messicano, Botero ha dedicato il suo ultimo  ciclo di opere  alla poesia tenera del  circo, un soggetto bellissimo e senza tempo, come l’artista ha più volte dichiarato  “Gente del circo con elefante” (2007), La cavallerizza, il Clown, I Musici  rappresentano alcune fra le espressioni più alte di questa tematica. Il luogo dello stupore per eccellenza non poteva infatti non trovar posto nell’immaginario dell'artista colombiano che, come sottolinea Rudy Chiappini, “ha avuto come stella polare la riconoscibilità e la coerenza, restando fedele a uno stile e a una pittura divenute inconfondibili .

“Se a prima vista - continua - a colpirci è  il  suo stile unico e inimitabile, occorre immaginare che al di là della perfezione e dell'eleganza di un linguaggio sempre misurato, sta l'inquietudine di una vita trascorsa, la pienezza di una partecipazione sentimentale mai gridata, ma non per questo meno intensa”. In presenza dell'artista, che ha inaugurato l'esposizione a Roma, non poteva mancare la domanda: perché rappresenta la femminilità attraverso corpi così morbidi?

“Il problema - risponde Botero - è determinare la fonte del piacere quando si guarda un dipinto. Per me il piacere viene dall'esaltazione della vita che esprime la sensualità delle forme. Per questa ragione il mio problema formale, quando dipingo un uomo, una donna, un bambino, un animale consiste nel creare sensualità attraverso le forme, generando una comunicazione diretta, immediata con lo spettatore che osserva l'opera”. 

Nato a Medellin in Colombia nel 1932, a 20 anni si reca a Madrid dove studia all’Accademia di San Ferdinando. Dopo il soggiorno italiano, Fernando  Botero si stabilisce a New York, qui vince il Premio Guggheneim per la Colombia. Il riconoscimento segna il suo debutto in ambito internazionale.  Famose anche le sue esposizioni en plein air nei giardini di Montecarlo, agli Champs Elysèes a Parigi, in Park avenue a New York.

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