La moda italiana di Pitti Uomo riferimento globale per i buyers internazionali

La moda italiana di Pitti Uomo riferimento globale per i buyers internazionali
I grandi buyers internazionali e italiani eleggono Pitti Immagine Uomo come punto di riferimento globale per la dimensione lifestyle e lo scouting di qualità, dando ancora una volta ragione ai criteri di selezione e segmentazione del salone adottati dal marketing team di Pitti Immagine, orientato a presentare le novità più interessanti – di moda e di prodotto – provenienti dalle migliori aziende italiane e internazionali che fanno ricerca e innovazione di stile e materiali. Il prestigio indiscusso del design e del made in Italy, la completezza dell’offerta, la varietà delle collezioni, la vivacità degli allestimenti e delle presentazioni, le partnership internazionali (vedi i progetti Guest Nation Australia, Japan Fashion Week, Liberty) e gli eventi speciali (la mostra di Palazzo Pitti, le sfilate di JW Anderson e Off White, la consacrazione dei designers italiani Curradi e Alanui…), hanno fatto il resto.
 
Scorrendo la lista dei compratori presenti si scoprono tutti i più importanti department e specialty stores, le boutique specializzate, le catene di alto livello, gli e-commerce di maggiore diffusione di qualità. E’ per questo che tra gli stand, nei corridoi e nelle occasioni più social, si respira un’aria molto positiva, di grande consenso nei confronti del salone e di fiducia nel consolidamento della ripresa.
 
In termini quantitativi, i dati di affluenza finale hanno fatto registrare 19.400 compratori: l’estero si conferma sui livelli dello scorso giugno – con circa 8.400 buyer internazionali arrivati a Firenze, l’Italia è in flessione del 9% (il giugno 2016 fu l’edizione record degli ultimi dieci anni!); in totale si sono superati ampiamente i 30.000 visitatori complessivi.
 
“Sul dato italiano – dice Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine - ha influito non poco il massiccio sciopero dei trasporti: sia sulle presenze del giovedì sia su quelle del venerdì, sia sulla pianificazione dei quattro giorni. Un vero peccato. Per quanto riguarda l’estero, sono da mettere in evidenza i risultati positivi nei numeri dei negozi da Giappone (+4%), Spagna (+2%), Olanda (+3%), Stati Uniti (+6%), le crescite dei buyer da Corea del Sud (+5%), Russia (+10%), Nord ed Est Europa, Australia (+9,5%) e Canada (+13%), a fronte della sostanziale stabilità di Francia, Turchia e Olanda e di una certa flessione cinese, inglese e tedesca”.
 
Questa la classifica dei primi 20 paesi per presenze: Germania (907 buyer), Giappone (825), Spagna (640), Regno Unito 507), Olanda (435), Cina (385), Francia (363), Svizzera (296), Turchia (369), Usa (276), Corea del Sud (241), Belgio (268), Russia (219) Austria (174), Portogallo (148), Svezia (144), Grecia (128), Danimarca (116), Polonia (96) e Canada (77).
 
“La fedeltà dei compratori a Pitti Uomo – continua Napoleone - si misura sul medio-lungo periodo: nelle edizioni estive, tra il 2009 e il 2017 i compratori esteri sono passati da poco più di 6.000 a circa 8.000, una crescita al cui interno si sono intrecciate dinamiche diverse tra i vari paesi. Pensiamo al boom della Russia di quindici anni fa e al successivo calo: adesso i compratori russi sono nuovamente in aumento… L’andamento della Cina è altalenante, forse perché si tratta di un’economia di mercato fortemente centralizzata e perciò bastano poche direttive per cambiare di colpo il comportamento di tutti gli operatori. Gli Usa hanno superato l’anno elettorale e hanno ripreso a comprare, nel nord Europa c’è più voglia di moda (italiana).
 
Il Regno Unito è alla prese con il post Brexit, mentre per quanto riguarda la Germania l’unico rammarico è che lì i consumi interni sono ancora molto al di sotto delle possibilità date dalla ricchezza esistente… Per l’Italia in questi anni l’altalena è stata più marcata ma il dato da segnalare è che le presenze di dieci anni fa sono pressoché le stesse di adesso. Come giudicare questi risultati? Dobbiamo pensare a cosa è successo alla nostra distribuzione: il retail classico si è molto ristretto, i consumi interni sono rimasti stazionari… un compratore di una grande piattaforma digitale acquista molto di più di ciò che può essere ordinato da una piccola boutique, sia pure di qualità. Insomma, tutto questo andamento riflette la sempre più stabile leadership internazionale del salone”.

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