La sorprendete Melfi, con il magnifico Castello normanno dove si scrisse la sapienza giuridica di Federico II

La sorprendete Melfi, con il magnifico Castello normanno dove si scrisse la sapienza giuridica di Federico II

Il Castello di Melfi dove furono redatte le Costituzioni volute dall’imperatore Federico II di Svevia

Melfi è quasi un’apparizione sorprendente, con il magnifico Castello normanno, possente nei suoi geometrici bastioni. Il maniero domina sull’antico centro medioevale che scoscende fino alla robusta cinta muraria con numerose torri. Tra i più visitati della regione, costruito dai Normanni, ha conosciuto eventi storici rilevanti, come la promulgazione della Costituzione di Melfi voluta dall’imperatore Federico II di Svevia, lo stupor mundi, con le norme fondamentali del Regno che ancora stupiscono per la loro sapienza giuridica. Poi gli Angioini lo elessero a residenza ufficiale di Maria d’Ungheria, moglie del re Carlo II d‘Angiò.

Con la dominazione aragonese il Castello passò dapprima ai Caracciolo e poi al principe Andrea Doria, la cui discendenza lo ha conservato fino al 1950. Melfi, nei primi due secoli dopo l’anno Mille, fu sede di ben cinque Concili, nel terzo dei quali papa Urbano II indisse la prima Crociata per la Terrasanta. La città merita una visita per i monumenti che offre e per alcune chiese rupestri. Da Melfi si dirama la via che porta a Venosa, antica città dei Sanniti poi conquistata dai Romani che, dopo la Guerra Sociale, nell’89 a.C. la elevarono a Municipium, dunque con diritti civili di voto e cittadinanza romana per i suoi abitanti. Vi nacque e visse per alcuni anni Orazio, uno dei più insigni poeti della latinità, poi trasferitosi a Roma. Interessante il parco archeologico dell’antica Venusia, con le Terme, l’Anfiteatro, e un intero quartiere con preziose vestigia di case romane (domus). Magnifico anche il Castello Pirro del Balzo.

Lasciata Melfi, la strada prosegue senza ansie da curve, tra fresche barriere di alberi. Poi, a destra su un colle, si vede svettare il magnificente Castello di Lagopesole, normanno e quindi svevo, dove soggiornarono l’imperatore Federico II e poi suo figlio Manfredi. Nella seconda metà dell’Ottocento, dopo l’unità d’Italia, il castello divenne rifugio di Carmine Crocco, famoso brigante della Basilicata che tanta parte ebbe in quel fenomeno sociale ferocemente represso nel sangue dalle milizie sabaude. Siamo già, dopo un tratto sinuoso di strada, quasi ai contrafforti del colle dominato dall’impianto urbano di Potenza, bella città capitale della Basilicata, ardita nella sua altitudine (819 metri), nel rango altera della sua antica storia e del pregio delle sue architetture monumentali.

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