Ivrea’s colorful carnival: The Battle of the Oranges

La Battaglia delle Arance si svolge a Ivrea, una cittadina vicino a Torino, durante la stagione del Carnevale. Photo © Francesco Zanon
La Battaglia delle Arance si svolge a Ivrea, una cittadina vicino a Torino, durante la stagione del Carnevale. Photo © Francesco Zanon
What would inspire people to book trips to Ivrea? 
 
The small city near Turin is not just your next obscure travel destination. It is an absolutely must-visit stop in the carnival season, when its distinct identity takes shape as the exciting Battle of the Oranges roars.
 
Oppressed peasants in the Middle Ages likely dreamed of throwing stones and pitchforks at their tyrannical lord and his foreboding palace – and sometimes actually did it.
 
At least that’s the legend behind the Battle of the Oranges held in the Piedmont town where each year tens of thousands of residents and visitors cast tons of citrus fruit, not stones. It has evolved into a colorful, famous festival held each year on the Sunday, Monday and Tuesday preceding Lent.
 
Tradition says the carnival commemorates the town’s 12th-century defiance against a tyrant, variously identified as a member of the Ranieri family or the Marquis William VII of Montferrat.
 
The tale says the tyrant attempted to force his right of “droit du seigneur” — the privilege of bedding every bride on the eve of her wedding — on an unwilling young maiden. According to tradition, she was the miller’s daughter (la figlia del mugnaio), and instead of acquiescing, she killed the evil lord and villagers stormed his palace. Each year for the festival, a young girl is chosen to play the part of Violetta, the heroic young woman. 
The Battle of the Oranges takes place in Ivrea, a small city near Turin during the Carnival season. Photo © Zilli RobertoThe Battle of the Oranges takes place in Ivrea, a small city near Turin during the Carnival season. Photo © Zilli Roberto
After Napoleon’s occupation of Ivrea in the early 19th century, the local carnival gained an element of anti-French sentiment: the festival took on new meaning as civil disobedience against Napoleon’s troops. In that narrative, oranges are used to battle French occupiers, not a tyrannical lord. 
 
Whatever festival’s origins, at one time beans were thrown to represent stones, then later it was apples. Sometime in the 19th century the missiles became oranges. 
 
The use of oranges is also not well understood because citrus fruit does not grow in the foothills of the Italian Alps, so it must be imported from Sicily. About 30 tons of aging oranges are shipped in for each festival.
 
According to the Italian National Tourist Board, the Ivrea festival “is one of the most particular in the world”. The UK’s Guardian newspaper has named it the second-most intriguing carnival this year.
 
The miller’s daughter leads a festival procession with a general at her side who guarantees the correct proceedings. Other elements include a man posing as the Magnifico Podestà (or guarantor of the city’s freedom) and a parade of parish flags. The historical reenactment of rebellion against tyranny culminates with the Battle of the Oranges.
 
Nine teams engage in the battle, with others riding in carts who represent the tyrant’s men. Squads of aranceri on foot defend their piazzas from those in carts who throw oranges representing arrows. Through the streets, the miller’s daughter and her cortège distribute sweets and presents to spectators. The procession through Ivrea’s streets includes floats, and folk and musical groups that come from across Italy and even Europe. 
 
The battle itself is no delicate matter of simply tossing around fruit. It can get so aggressive that some years more than 100 participants are injured and require medical care. Those in carts representing the dark forces wear medieval-looking protective headgear and thick clothing to help protect them from the onslaught of enraged villagers who greatly outnumber them. 
 
But there are a few rules. You are not permitted to throw an orange at a horse and you should wear the ‘berretto frigio’, a red floppy cap, if you don't want to get hit. The red cap symbolizes participation in revolt and aspiration to freedom like French Revolution. So let’s all wear it.
 
The battle will start on Feb. 26 at 2 p.m. and continue through Tuesday 28, the ‘Martedì grasso’. 
 
Fagioli grassi is a traditional dish served along the streets: sausages and beans cooked in cauldrons over wood fires for 24 hours. You take along your pot and fill it up. Great local wines such as Barbera, Barolo and Dolcetto are worth a try in osterias.
 
Ivrea is located in the heart of the Canavese area, a bridging point and intersection between Piedmont’s major cities and the Valle d’Aosta region. Canavese valleys are home to Gran Paradiso National Park, which inspired Provencal troubadours with its gentle hills interwoven with vineyards and orchards.
 
Founded by the Celts, the town became a significant Roman outpost in 100 BC built to guard traditional invasion routes into northern Italy over the Alps. Its Latin name was Eporedia. 
 
During the 20th century Ivrea’s primary claim to fame was as the base of operations for Olivetti, manufacturer of the iconic typewriters.
 
Today it can be a hard place to live. It feels like local folks have not been able to recover from the decline of Olivetti. 
 
An imposing castle continues to look over the town instead, giving it a majestic appearance. The ‘Castello dalle rosse torri’, as poet Giosuè Carducci named it, was erected in 1358 by a forceful medieval leader nicknamed the Green Count, Amedeus IV, Count of Savoy.
Cosa vi farà mai programmare un viaggio a Ivrea?
 
La piccola città nei pressi di Torino non è una tappa totalmente oscura; senz’altro vale la pena d’essere visitata durante il Carnevale, quando la sua identità prende forma, facendosi distinta, mentre là fuori tuona la battaglia delle arance.
 
E’ molto probabile che nel Medioevo i contadini oppressi sognassero di scagliare pietre e forconi contro il padrone soverchiatore e il suo palazzo portentoso, e talvolta questo accadeva realmente.
 
Questa è almeno la leggenda che sta dietro la celeberrima battaglia che anima la città piemontese ogni anno, quando decine di migliaia di residenti e visitatori tirano tonnellate di agrumi, non pietre. La famosa festa multicolore si tiene la domenica, il lunedì e il martedì che precedono la Quaresima.
 
La tradizione vuole che il Carnevale di Ivrea rievochi una sommossa del dodicesimo secolo dei popolani contro un tiranno variamente identificato come un membro della famiglia Ranieri o il marchese Guglielmo VII di Monferrato.
 
Si dice che il despota esercitasse prepotentemente lo ‘ius primae noctis’, ovvero il privilegio di portarsi a letto le giovani mogli dei suoi contadini durante la prima notte di nozze. La giovane in questione, assai riluttante, era la figlia del mugnaio, che invece di sottostare al volere del malvagio, finì per ucciderlo. Dal canto loro i contadini ne presero d’assalto il palazzo.
 
In ogni edizione del Carnevale una ragazza viene scelta per interpretare il ruolo dell’eroina di nome Violetta.
The Battle of the Oranges takes place in Ivrea, a small city near Turin during the Carnival season. Photo © Zilli RobertoThe Battle of the Oranges takes place in Ivrea, a small city near Turin during the Carnival season. Photo © Zilli Roberto
Dopo l’occupazione di Ivrea da parte di Napoleone nel primo diciannovesimo secolo, crebbe un sentimento anti-francese nella manifestazione carnascialesca che si trasformò in una insurrezione contro le truppe napoleoniche. Assecondando questa versione della storia, le arance vengono usate per guerreggiare gli occupanti francesi, non per combattere il signore tiranno.
 
Qualunque sia l’origine della festa, in un primo tempo della sua esistenza venivano lanciati fagioli. Più tardi si passò alle mele. Solo nel corso del diciannovesimo secolo le arance presero a simboleggiare le pietre.
 
Il loro utilizzo non è ben chiaro poiché l’agrume di colore acceso tra il rosso e il giallo non cresce ai piedi delle Alpi, ma viene importato dalla Sicilia. Ogni anno ne vengono spedite circa 30 tonnellate in via di marcescenza.
 
La figlia del mugnaio guida il corteo con al suo fianco il Generale che garantisce il corretto procedimento della manifestazione. Altri elementi fondamentali sono il Magnifico Podestà, garante della libertà della città e una parata di antiche bandiere dei rioni. La rievocazione storica della ribellione contro la tirannia culmina letteralmente con la battaglia delle arance.
 
Nove squadre entrano in guerriglia. I soldati del tiranno sono posti su 50 carri, mentre i gruppi di aranceri sono a piedi: rappresentano il popolo a difesa delle loro piazze, e si proteggono dai boia sui carri. Intanto per le strade la vezzosa figlia del mugnaio e il suo corteo distribuiscono dolci e regalini agli spettatori. La processione include carri allegorici, la folla, e gruppi musicali da ogni angolo del Belpaese e d’Europa.
 
Certo la battaglia non offre tocchi di delicatezza: non consiste nel movimentare la frutta qua e là, ma può farsi veramente assai aggressiva. In certe edizioni oltre 100 partecipanti sono rimasti contusi, bisognosi di pronto soccorso. I boia sul carro incarnano le forze del male; indossano copricapi medioevali e indumenti spessi per schermarsi dall’assalto furioso dei paesani che li battono schiacciatamente sul piano numerico.
 
Le regole vietano di tirare arance ai cavalli ed esigono che i contadini indossino il‘berretto frigio’, una berrettina rossa conica con la punta ripiegata in avanti. E’ il simbolo della partecipazione ideale alla rivolta e l’aspirazione alla libertà come ai tempi della Rivoluzione francese. Così spesso anche gli spettatori indossano il berretto in senso di solidarietà ai paesani.
 
La battaglia inizia il 26 febbraio alle ore 14 e continua fino a martedì 28, Martedì grasso.
 
In quei giorni per le strade vengono serviti i fagioli grassi, ovvero salsicce e legumi cucinati sul fuoco a legna per 24 ore. Portate un contenitore e gustateveli, ma non mancate di assaggiare i grandi vini locali, il Barbera, il Barolo e il Dolcetto in qualche osteria tipica.
 
Ivrea si trova nel cuore del Canavese, punto di connessione e intersezione tra le maggiori città del Piemonte e la Valle d’Aosta. Le valli del Canavese offrono lo scenario unico del Parco Nazionale del Gran Paradiso che ispirò i trovatori provenzali per la dolcezza delle colline puntellate di vigneti e frutteti.
 
Fondata dai Celti, Ivrea divenne un importante avamposto romano nel 100 A. C., a protezione delle invasioni nel nord Italia attraverso le Alpi. I romani la chiamavano Eporedia.
 
Nell’Italia del ventesimo secolo acquisì notorietà per essere la sede centrale di una delle industre italiane più apprezzate al mondo, la mitica Olivetti.
 
Ma oggi Ivrea può essere un posto duro dove vivere. Si respira il fatto che i cittadini non si sono mai ripresi dal declino di Olivetti.
 
Tuttavia l'imponente “Castello dalle rosse torri” cantato da Giosuè Carducci, continua a dominare la città, infondendole un’apparenza maestosa. Ad erigerlo nel 1358 fu un valente comandante, il conte di Savoia Amadeo IV, detto Conte Verde.

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