Dal bullo all’uomo da poco: come è cambiato il guappo

Dal bullo all’uomo da poco: come è cambiato il guappo
La parola guappo per come la si usa oggi, deve considerarsi una voce del lessico napoletano, in quanto si riferisce ad una realtà sociologica tutta napoletana. 
Nello stesso tempo, se essa la si trova usata nel resto d’Italia (tanto che è riportata sui dizionari della lingua italiana) o presso popolazioni parlanti un’altra lingua, deve considerarsi utilizzata per traslato (metafora) per indicare il prepotente, l’arrogante, il bullo di quartiere, che nella realtà del posto non corrisponderà mai al napoletano guappo. 
 
Come pure è evidente che il termine è passato al napoletano dalla parlata spagnola durante la dominazione spagnola sul Regno di Napoli. Anche se nel passaggio la parola spagnola guapo, diviene guappo e subisce un forte scivolamento di significato, passando dalla sua connotazione positiva a quella negativa. 
 
Non la si è mai sentita pronunciare? Non è escluso che uno scarso uso della parola sia stato determinato da una precisa volontà del gruppo sociale (per il meccanismo del tabù) non tanto per non avallare uno stereotipo. Piuttosto per tenere lontana, per scaramanzia, la realtà nel caso la si fosse nominata; oppure per non trasmettere ai bambini o al vicinato una parola-a-rischio il cui uso avrebbe tradito l’origine culturale del parlante: una specie di precauzione da parte della famiglia nel desiderio di mantenere immune la discendenza da certe pratiche o da certi comportamenti. 
 
Anche l’origine etimologica nella parola latina vappa (vedi anche vapor) di guappo (napoletano) e di guapo (spagnolo), riconosciuta dai più, è plausibile. Inoltre, data la caratteristica fonetica della semiconsonante U/V, non è escluso che vappa potesse essere pronunciata uappa (vedi anche uva). In seguito il termine latino vappa, usato in senso figurato, cominciò ad assumere il significato di persona stramba. 
 
Quanto alla parola americana wop, possiamo ritenere valida sia l’ipotesi di una deformazione fonetica di “uappo” (secondo il modo più diffuso di pronunciare la parola a Napoli), sia quella secondo la quale si possa trattare di un acronimo (serie di iniziali: w.o.p.). 
Ad avvalorare tutte queste ipotesi e rendere scientifica la ricerca, è necessaria la conoscenza storica delle lingue osservate e la frequentazione delle rispettive letterature: cose che a me francamente mancano. Pertanto dobbiamo accontentarci dei percorsi seguiti dagli autori che ci precedono, almeno fino a prova contraria. 
 
Circa poi l’uso del termine guappo nell’accezione principale di camorrista o boss di quartiere (e anche: mediatore e paciere) negli anni 1890-1910, posso dire che il suo uso in questo senso è datato di circa due secoli prima. Probabilmente risale già al ‘600; e se veramente la parola deriva dal latino vappa, la sua comparsa deve ritenersi ancora precedente.
Oggi la figura del guappo se non è proprio una maschera è certamente una caricatura, in quanto la parola viene usata per lo più in maniera antitetica. Al punto tale da essersi creata l’espressione “uapp’i cartone” (guappo di cartone) per dire “omm’i niente” cioè uomo da poco, che non vale granchè.
 

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