Fausto Pirandello: spaesamento esistenziale e ricerca del sè, all’ombra del padre

Fausto Pirandello: spaesamento esistenziale e ricerca del sè, all’ombra del padre
Alla Galleria Russo di Roma, Bagnanti nella luce (Bagnanti nella rifrazione), olio su tavola del 1959 di Pirandello
“Cominciai a desiderare di poter dipingere vedendo dipingere mio padre. Se mio padre dipingeva, dipingeva anche mio fratello e questa petulanza indispettiva me solo, cui per l’età tenera si vietava l’esercizio di quelle arti belle”. 
Nella famiglia Pirandello tutti dipingevano, ma se “pittare”serviva a Luigi “soprattutto come una specie di meditazione”, per Fausto la pittura divenne la principale forma di espressione ed un mezzo per differenziarsi dal celebre e ingombrante padre.  
 
Quanto il problema dell’identità ha avuto a che fare con il suo nome, con le vicissitudini della  famiglia, con l’essere figlio del famoso scrittore premio Nobel? Per i due Pirandello, padre e figlio, meglio sarebbe parlare di identificazione e complementarietà. Le loro personalità erano complementari perché lo scrittore dipingeva così come il pittore scriveva.
 
Scrittura e pittura:  alcuni dei giudizi più acuti e fulminanti sulla sua pittura sono consegnati agli appunti non sistematici di Fausto. E parlando di identificazione si potrebbe dire, servendoci della nozione lacaniana di sinthome (da non confondere con il symptome in senso medico), che l’opacità del sintomo potrebbe essere alla base o almeno aver molto influito sulle invenzioni artistiche che, a partire dal loro reale prodursi, permettono a Fausto di fronteggiare in modo nuovo  la mancanza di quel padre di cui deve e vuole fare a meno, legge e desiderio nel contempo, e che regola comunque la sua condotta, le sue creazioni artistiche. 
 
Legatissimo alla madre, Antonietta Portolano, di cui era il preferito (la grave depressione materna ha certamente molto influito sul suo carattere  introverso e solitario), sembra che Fausto non fosse esente da una sorta di rivalità-competizione nei confronti del padre, destinata però a vederlo sempre perdente. Vi fu con il padre un rapporto intenso e difficile: dal celebre scrittore e uomo di teatro, Fausto cercò, attraverso la pittura, di differenziarsi, ma anche di ricostruire delle relazioni che gli riuscivano umanamente difficili e complicate. 
Nato e cresciuto in un ambiente dove il celebre padre fu il suo primo ispiratore e critico, le sue invenzioni, fuori da schemi e parentele, ne hanno fatto una delle più originali, inquietanti ed enigmatiche personalità artistiche del ‘900. 
 
Scriveva Luigi Pirandello “Il mondo non è per se stesso in nessuna realtà se non gliela diamo noi e dunque, poiché gliela abbiamo data noi, è naturale che ci spieghiamo che non possa essere diverso. Bisognerebbe diffidare di noi stessi, della realtà del mondo posta da noi”. 
Ma il realismo di  Fausto, poetico, introspettivo sembra anticipare di 50 anni la pittura di Lucien Freud, come già ha ben indagato una precedente mostra a Palazzo Grimani nell’ambito della  Biennale di Venezia 2011.  
 
Punti di contatto con il nipote del celebre Sigmund evidenti soprattutto nei grandi Nudi, nelle posizioni e nell’intreccio dei corpi pesanti fatti di una materia greve, densa, antilirica, drammatica, di una carnalità puramente fisica. Il confronto con Freud prende tutta la sua ampiezza  guardando in particolare i Nudi del 1923/24 e del 1940: Freud e Pirandello  parlano di tormenti, di solitudini, di un individualismo tenace e singolare. Li avvicina il particolare realismo, la materia ripresa e lavorata instancabilmente, la ricerca, lo sguardo sulla  memoria che  si risolve per entrambi in uno stato di tensione inappagata. 
“Fausto Pirandello. Opere dal 1923 al 1973” è la grande antologica che la Galleria Russo di Roma dedica all’artista la cui opera non finisce di stupire e ne fa un caso a parte nella pittura italiana del ‘900.   
 
La mostra, curata da Fabio Benzi e Flavia Matitti, organizzata in collaborazione con la Fondazione Fausto Pirandello e l’Associazione Fausto Pirandello, propone un affascinante itinerario nella produzione artistica del pittore, dalle opere degli anni ’20 caratterizzate da una ricca plasticità cromatica fino ai corpi dalla carnalità sofferta dei bagnanti, le spiagge, i paesaggi riarsi, le vedute dei tetti di Roma, le nature morte. Oltre ottanta tra olii e pastelli ripercorrono l’intera attività dell’artista (Pirandello muore nel 1975) in un percorso espositivo che permette di ricostruire il complesso rapporto del pittore con la realtà, pervasa di un senso di inquietudine, di attesa, di stupore, di straniamento. 
 
Fra le opere più significative in mostra alcuni dipinti storici, come Pastori e Testa di bambola, esposte rispettivamente alla II Quadriennale di Roma del 1935 e alla III Quadriennale di Roma del 1939, e le Grandi bagnanti, esposte alla Biennale di Venezia del 1962. La mostra  mette in evidenza le diverse tappe dell’iter artistico di Pirandello. 
 
Dopo aver contribuito all'elaborazione del tonalismo della Scuola Romana (che diventerà patrimonio comune dei pittori più innovativi degli anni Trenta), Pirandello “ne elaborò la soluzione materica e visionaria, spiritata e inquietante, attraverso figure spatolate, dalle posizioni e dai gesti quotidiani, ma come bloccati in composizioni ritmiche e innaturali”, scrive Fabio  Benzi. 
 
Anni fondamentali per il periodo di ricerca e trasformazione. Aggiunge Flavia Matitti: “L’aspetto problematico del reale delle opere di Fausto richiama gli scritti del padre Luigi. Le sue nature morte sono popolate da oggetti miseri e misteriosi, spesso difficilmente riconoscibili, quasi il pittore volesse costringere l’osservatore ad affinare lo sguardo e a dubitare della verità della visione. 
Come in tante novelle di Luigi, agli oggetti sembra affidato il compito di rappresentare uno  spaesamento esistenziale”.  
 
FAUSTO PIRANDELLO 
Nasce quando Luigi Pirandello ha 32 anni. Ne ha 5 quando il padre pubblica il “Fu Mattia Pascal”, 18 quando vanno in scena i primi successi teatrali, 21 quando vengono rappresentati i “Sei Personaggi in cerca d’autore”. L’esordio è il periodo degli Autoritratti dove il pittore allo specchio sta forse cercando se stesso, una sua autobiografia riflessa nella storia della pittura. 
 
Agli anni della formazione appartengono anche tre straordinarie opere del 1923 “Composizioni”, si tratta di corpi femminili nudi, in posizioni estreme, con scorci prospettici dalle forti tensioni lineari, la prospettiva accelerata di cui parla Maurizio Fagiolo dell’Arco.  
 
Poi la fuga a Parigi, nell’inverno 1927, è  l’occasione giusta per allontanarsi. Porta con sé Pompilia d’Aprile, bellissima modella di Anticoli Corrado, che sposa a Montparnasse. Il suo esordio artistico era avvenuto nel ‘23 sotto il segno di Spadini, Carena,  Martini.  Nel ’26 un suo quadro  era stato esposto alla Biennale di Venezia accanto a  quelli di Carlo Levi, ma il viaggio nella Ville Lumière gli dà quel soffio di aria nuova e di libertà, che lo pone al di fuori delle liturgie e delle dinamiche della tradizione del ‘900 italiano. 
 
Qui entra in contatto con il vivace gruppo degli Italiens de Paris: De Chirico, Savinio, Tozzi, Paresce, Campigli, Sciltian, Severini. Ha 30 anni quando espone alla Galleria Zak di St. Germain-des-Pres. Dopo il triennio parigino, Fausto Pirandello torna a Roma, dove nel 1936 muore il padre. Dopo anni di sperimentalismi, dubbi, amarezze, difficoltà, giunge il tempo della maturità artistica, quando  assume in pieno quell’audacia e libertà concettuale, che lo confermano nell’espressione delle sue emozioni. In 50 anni di pittura l’artista compie un lungo percorso artistico, tecnico, stilistico, iconografico sempre accompagnato da un ininterrotto enigma esistenziale  e una  ricerca incessante, la verità della pittura.

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