Dalle povere ciociare in posa per gli artisti alla nascita delle modelle

Dalle povere ciociare in posa per gli artisti alla nascita delle modelle
Le modelle sono invenzione dei ciociari nelle vie della loro permanente emigrazione. Incontriamo questo termine nel libro di Susan Waller, uno dei primissimi e rari testi sulla nascita della modella quale professione. 
 
A Roma, tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800, momento storico corrispondente all’inizio di un flusso migratorio lento ma costante e persistente dei ciociari verso il latifondo romano, quelli che oggi diremmo ‘clandestini’ o ‘sans papiers’, sperimentano l’inimmaginabile successo che suscitano nei giovani artisti stranieri.
 
Erano prima di tutto i colori sgargianti degli stracci che indossavano, poi quella specie di calzari ai piedi che pur essendo  l’espressione della massima miseria ed indigenza, per gli artisti erano rievocazioni della Grande Storia passata, e poi quelle fisionomie e quei capelli neri delle donne, quegli occhi luccicanti, il loro portamento modellato dall’ancestrale necessità di portare pesi e volumi sul capo, quelle barbe ispide e quei capelli ricci e quella pelle riarsa degli uomini: che spettacolo inusitato in mezzo a tutti quei preti e monache e orfanelli e chierichetti e confratelli e trovatelli e forestieri che affollavano le strade di Roma…
 
Queste creature iniziano a rendersi  conto di poter guadagnare il loro sostentamento semplicemente facendosi ritrarre dai pittori. E così l’abito si cominciò a curarlo e a mantenerlo sempre uguale, e divenne un costume, le calzature, informi e insignificanti, si evolsero divenendo cioce, quelli che all’inizio erano dei ritratti e dunque documenti di un personaggio in una determinata epoca, a poco a poco cominciarono a diventare pose, atteggiamenti, persino ambientazioni. 
 
E nacque il mestiere e la professione! E con la loro successiva emigrazione nella Parigi, rutilante e cosmopolita già dagli anni ’60 dell’Ottocento, tutto prende forma e si consolida.
Vista la loro presenza imponente per le strade e piazze di Montmartre e di Montparnasse, nelle parole di qualche cronista attento dell’epoca, l’Italia viene perfino considerata la patria dei modelli! I titani della pittura dell’epoca, Manet, Corot, Degas, Sargent, Whistler, Leighton, Rodin, Cézanne, perfino Van Gogh, perfino Picasso, Severini e centinaia di altri, non rinunciano ad avere davanti a loro una modella ciociara o un modello ciociaro. Nascono capolavori: Laurette, Adele, Carmelina, S.Giovanni Battista, Agostina, la Baronessa,  Carmela…
 
Strettamente connesso con la ‘invenzione’ del mestiere della modella e del modello, c’è anche la ‘invenzione’ del termine come confermano etimologia e storia della lingua italiana. La parola, al femminile, è nata agli inizi del 1800, in concomitanza all’apparizione sulla scena della ‘modella’ professionista.
 
Fino ad allora, da parte degli artisti, il ricorso a modelle e a modelli, quando non ricorrevano ai manichini, erano da considerare episodi o nicchie isolate. Peraltro, il solo termine che si conosceva, era quello maschile e ancora oggi, nelle lingue europee, il femminile non esiste: in Francia e in Inghilterra usano il maschile per i due sessi, nella lingua tedesca addirittura il neutro per entrambi. Nella lingua italiana, grazie all’invenzione dei modelli ciociari, possiamo impiegare l’espressione linguisticamente felice e pertinente: la Fornarina fu “modella” di Raffaello.

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