Il fiuto giornalistico dell’italoamericano Cianfarra s’inabissò sull’Andrea Doria

Il fiuto giornalistico dell’italoamericano Cianfarra s’inabissò sull’Andrea Doria

Il giornalista di origini abruzzesi nato a Long Island, Camillo Cianfarra Jr, fu vittima dello speronamento che fece inabissare il transatlantico Andrea Doria

Sono trascorsi 60 anni dal disastroso affondamento della nave italiana “Andrea Doria”. 
 
Pochissimi sanno che su quella nave viaggiava uno dei più grandi giornalisti abruzzesi: Camillo Massimiliano Cianfarra Jr. Questi era nato a Long Island nel 1907 ma il padre Camillo, giornalista come lui, era nato a Lama dei Peligni, in provincia di Chieti, nel 1878. Il giovane Camillo Massimiliano sin da piccolo, certo favorito dal frequentare le redazioni dove il padre lavorava, mostrò una straordinaria capacità di scrivere e raccontare ciò che gli accadeva attorno. A scuola inevitabilmente finì per dirigere il giornale dell’istituto. Iniziò come cronista prima di rosa e poi di nera. Ma aveva soprattutto la straordinaria capacità di intuire e quasi anticipare la notizia. 
 
Uno dei suoi primi direttori, era un cacciatore, disse di lui: “E’ come se un mio segugio sapesse già al mattino dov’è la lepre”. La carriera di “Cian”, così lo chiamavano amici e colleghi, fu ricca di successi, di veri e propri scoop e di articoli coraggiosi fino al limite del rischio. Lui amava dire: “Se ho una notizia, fosse l’ultima cosa che faccio, la do sempre e comunque”. E poi, quasi sempre, aggiungeva orgoglioso: “Come mio padre sono abruzzese e ho la testa dura”.
 
Fu certamente fra i più stimati vaticanisti e grande conoscitore di quegli ambienti. Nel 1951 fu direttore della sala stampa estera del Vaticano. Tutto questo non gli impedì di scrivere nel 1944 un libro “The Vatican and the War” che fece tremare le fondamenta vaticane. Sempre lui, per primo, parlò di un incontro tra Pio XII e Von Ribbentrop, tenutosi nel marzo del 1940, durante il quale si sarebbe parlato della possibilità di un ritorno alla pace sulla base di un riconoscimento di una egemonia tedesca. Ancora lui, anni prima, diede per certo parlando dell’allora cardinal Montini “è assai verosimile che un giorno sarà Papa”. 
 
Sempre lui svelò l’insorgere di alcuni pesanti disaccordi  tra Pio XI e il Cardinal Gasparri. 
Fu per molti anni il corrispondente del “New York Times” (Roma, 1935-1941 e 1946-1951, Città del Messico, 1942-46; Madrid dal 1951). Fu lui sul “Chicago Daily Tribune” a dare la notizia dell’amore tra Ingrid Bergman e Roberto Rossellini. 
 
Il 22 agosto 1949 sul New York Times diffuse, per primo, la notizia che erano stati trovati altri resti di San Pietro, il "Principe degli Apostoli". E poi tante volte fu coraggiosissimo inviato di Guerra. Migliaia e migliaia gli articoli e tantissime interviste a tutti i potenti del suo tempo. Poi, infine, la tragedia. 
 
Quel 25 luglio del 1956 si trovò imbarcato sull’Andrea Doria per tornare, all’epoca era inviato in Spagna, negli Stati Uniti. Con lui la moglie Jane Stolle e le due figlie Linda e Joan. Spaventosa e crudele la dinamica: la prua dello Stockholm, la nave svedese che investì il Doria, si infilò proprio tra le cabine che la famiglia Cianfarra occupava procurando  la morte del giornalista. Per fortuna, nell’impatto, la prua della nave si infilò sotto il letto di Linda, la ragazza fu catapultata fuori dalla cabina ed incredibilmente rimase viva. A bordo dello Stockholm la soprannominarono “ragazza del miracolo”. La sorella Joan, rimase uccisa, come il padre. Gravemente ferita ma viva la moglie. 

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