Il Decadentismo italiano che sublimò arte e bellezza

Il Decadentismo italiano che sublimò arte e bellezza

Eleonora Duse fu una tra le più importanti attrici teatrali italiane della fine dell'800 e degli inizi del ‘900, simbolo indiscusso del teatro moderno

Siamo alla fine del XIX secolo e in Francia un gruppo di poeti di cui i più noti Rimbaud, Verlaine, Mallarmé, danno  vita ad un movimento artistico chiamato "Decadentismo".
La loro aspirazione è di liberare completamente l'arte da  preoccupazioni di carattere materialistico ed economico proprie della nuova società industrializzata. Interpretano l'arte come sublime espressione dello spirito umano e, nel contempo, rifiutano le convenzioni ipocrite della società, preferendo uno stile di vita libero da regole.
 
In Inghilterra Oscar Wilde (1854/1900) introduce il termine  "dandy", in riferimento esplicito al protagonista del suo romanzo "Il ritratto di Dorian Gray". Il suo personaggio è un giovane aristocratico che fa della bellezza la sua fede religiosa: egli interpreta ogni momento dell'esistenza all'insegna dell'edonismo e, di conseguenza, legge ogni istante della vita come pura manifestazione estetica.
 
Naturalmente uno dei temi più ricorrenti è lo scorrere del tempo che, inesorabilmente, trascina via con sé la giovinezza e la bellezza. Il vecchio, di conseguenza, in una società che esalta il fiore della giovinezza, non deve essere proprio considerato.
 
Già gli antichi Greci ritenevano  avvenenza fisica quella propria del giovane di nobili natali che gli esercizi ginnici avevano reso idoneo alla guerra o alle gare atletiche.
La parola greca "kairòs" indica quel momento opportuno, adatto, conveniente, quell'attimo irripetibile, in cui può avvenire un'esperienza, anche di natura estetica, che non troverà mai più le condizioni ideali per la sua manifestazione come in quell'istante.
 
Se vogliamo, questa è anche la filosofia che si trova alla base della pittura degli Impressionisti i quali seppero cogliere con somma maestria quei giochi di luce e di colore che non si sarebbero mai più presentati in quella particolare combinazione e furono in grado di trasferirli sulla tela. 
 
Oscar Wilde, il personaggio che presentò se stesso all'America con l'espressione "I've nothing to declare except my genius", viene spesso correlato ai suoi modelli francesi. Tuttavia, a differenza di quelli, non si isola dal mondo, ma insegue fama e popolarità.
 
In Italia il Decadentismo, pur subendo l'influsso delle omonime correnti francese e inglese, si avvicina in modo differente al rifiuto del razionalismo scientifico e della cultura di massa degli inizi del XX secolo.
 
Gabriele D'Annunzio (1863/1938), soprannominato "il Vate" e "il Profeta", svolse un ruolo fondamentale nella letteratura italiana e nella vita politica.
Il protagonista del suo romanzo intitolato "Il piacere", Andrea Sperelli, richiama molto da vicino il Dandy di Wilde, in quanto è caratterizzato dal culto della bellezza, dell'arte, delle esperienze estetiche, anche estreme e, nel contempo, dal disprezzo verso tutto ciò che è borghese, routine, stupida e ripetitiva quotidianità.
 
Nella splendida lirica intitolata "La pioggia nel pineto", con genialità, l'autore trasforma un banale temporale estivo che sorprende due innamorati, il poeta stesso ed Ermione (probabilmente l'attrice Eleonora Duse con cui D'Annunzio ebbe una relazione), in un'esperienza estetica sublime ed unica in cui, poco per volta, gli esseri umani si sentono talmente immersi e a contatto stretto con la natura da trasformarsi in parti di essa.
 
D'Annunzio e Wilde sono simili nel fatto che entrambi esaltano la bellezza e la giovinezza, il rapido trascorrere del tempo, il motivo dell'edonismo. Inoltre condividono a fondo l'idea che l'arte possa e debba essere bizzarra, sensazionale, esotica, artificiale.
 
Tuttavia, se D'Annunzio si impegnò politicamente fino al 1924 ed ebbe ideali patriottici, altrettanto non si può affermare di Wilde.
Anche nell'ambito della nascente cinematografia troviamo un interesse da parte del Vate che ebbe, come detto sopra, una relazione, anche se turbolenta, con la Duse e il cui figlio Gabriellino D'Annunzio fu uno dei primi registi e attori italiani.
“ ...il padre gli aveva dato, tra le altre, questa massima fondamentale: bisogna fare la propria vita come si fa un'opera d'arte. La superiorità è tutta qui”.

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