Patente d’eccellenza dall’IndieFest di La Jolla per ‘La Smorfia’ di Palamara

Emanuele Palamara durante le riprese del pluripremiato cortometraggio “La Smorfia” che ha ricevuto l’Award of Excellence all’IndieFest di La Jolla

Emanuele Palamara durante le riprese del pluripremiato cortometraggio “La Smorfia” che ha ricevuto l’Award of Excellence all’IndieFest di La Jolla

Il titolo del fortunato cortometraggio del regista di origini napoletane Emanuele Palamara, premiato all’IndieFest Global Award di La Jolla, nella contea di San Diego in California, con il prestigioso Award of Excellence - Special Mention è “La Smorfia”. 
 
Il premio si aggiunge ad altri riconoscimenti ottenuti in Italia, in Spagna, Russia, Marocco, Svezia, Egitto, Romania e Turchia. Dopo la partecipazione all’International Independent Film Festival di Roma nel 2015 è stato selezionato in più di 50 rassegne cinematografiche in tutto il mondo, ottenendo 40 tra premi e menzioni. In Usa è stato proiettato alla New York University, per “Schermo NapoliWinners”, in occasione della XII edizione di 41° Parallelo. La manifestazione rappresenta un ponte tra Napoli e New York, un’ottima occasione per fare conoscere i nostri talenti. 
 
All’ultima edizione del festival californiano sono stati selezionati numerosi cortometraggi, ma soltanto tre hanno ottenuto l’Award of Excellence. Oltre a "La Smorfia" ("The Smirk" per il circuito internazionale), sono stati premiati "The Lake" del canadese Micheal Buie e "Gemini" del regista inglese Bobbie Hogdson. Va detto che le selezioni dell’Indiefest Award hanno un altissimo livello, grazie alla partecipazione di autori provenienti da tutte le parti del mondo.  
 ‘La mia passione per il cinema è nata all’improvviso’Il giovane regista napoletano Emanuele Palamara: ‘La mia passione per il cinema è nata all’improvviso’
Palamara, dopo gli studi umanistici alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, ha iniziato la sua esperienza nel cinema come aiuto di produzione per spot e cortometraggi, lavorando come assistente alla regia di Maria Sole Tognazzi, Matteo Rovere, Susanna Nicchiarelli, Matteo Garrone, Stefano Sollima e Francesca Comencini. 
 
“La Smorfia”, la cui sceneggiatura è ispirata a una storia vera, è il suo secondo cortometraggio. Quest’anno è in uscita il nuovo film, intitolato “Uomo in mare”, che vede un inaspettato Marco D'Amore, spietato boss in "Gomorra", vestire i panni di un ex testimone di giustizia. La trama de “La smorfia” è incentrata sul personaggio di Carmine, un anziano cantante interpretato da Gianfelice Imparato, cui un ictus ha storpiato il viso con una terribile smorfia, costringendolo a rimanere bloccato su una sedia a rotelle. Il suo sogno è di tornare ad ogni costo nel teatro dove è stato consacrato come il grande erede della canzone napoletana. L’ostacolo più grande da superare, però, è rappresentato dalla sorella Nina, che ha il volto dell’attrice Marina Piscopo. 
 
Il film è ambientato in un appartamento tra i vicoli di Napoli, dove il cantante vive le giornate isolato dal mondo, nella speranza che qualcuno si ricordi ancora di lui. Occasionalmente giungono richieste di autografi e interviste, ma la sorella respinge ogni tipo di contatto. Quello di Nina è un ruolo chiave, la sua apparente durezza nasconde l’affetto per il fratello e un forte senso di protezione, per fare in modo che il pubblico si ricordi del grande maestro e non conosca le sue precarie condizioni.
 
L’uomo, per superare l’ostacolo che lo separa dal mondo esterno, progetta di uccidere la sorella ma i tentativi, anche se soltanto immaginati, falliscono a causa dell’infermità e dal naturale affetto che lo lega alla donna. Il vecchio artista riesce comunque a fuggire da casa, trascinandosi sino a quello che era il Teatro Garibaldi, il luogo che lo vide protagonista, trasformato in una sala Bingo. Carmine si rende conto che il passato non può più tornare e comincia ad apprezzare l’affetto che gli porta la sorella, disposta a pagare il ragazzo delle consegne a domicilio perché insista nel chiedergli l’autografo. 
 
In soli quindici minuti il regista descrive una storia complessa e caratterizza bene i personaggi, rivelando doti di sintesi cinematografica e narrativa. 
 

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