Il Neorealismo di Vittorio De Sica Conquista San Francisco - Intervista a Lino Capolicchio

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Vittorio de Sica ha conquistato quattro premi Oscar nella sua carriera di regista

C'e' un'epoca d'oro nella storia del cinema italiano la quale non sembra mai tramontare.  Questa considerazione e' quantomai attuale negli Stati Uniti dove si guarda ancora con grande ammirazione ai capolavori del cinema neorealista del secondo dopoguerra.

 

Tra i protagonisti di questa fase, considerata come il Rinascimento del cinema italiano, ha un ruolo di primo piano l'attore, regista e sceneggiatore Vittorio De Sica, uno dei maggiori interpreti della commedia all'italiana

 

Il prossimo 26 settembre gli amanti del genere potranno godersi la rassegna di film “Vittorio De Sica – A Film Series”, co-presentata da Istituto Luce Cinecittà e l'Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, con il supporto di Leonardo da Vinci Society, ed organizzata da Amelia Antonucci di Cinema Italia SF, Camilla Cormanni e Paola Ruggiero in collaborazione con il Ministero della Cultura, sotto gli auspici del Console Generale d'Italia a San Francisco.

  Il Film "Il Giardino dei Finzi-Contini", nella foto Lino Capolicchio con Dominique Sanda 

 

Presso lo storico Castro  Theatre, quattro delle opere più riuscite del maestro del neorealismo italiano – La Ciociara (1960), L'Oro di Napoli (1954), Matrimonio all'Italiana (1964), Il Giardino dei Finzi-Contini (1970) - saranno proiettate coinvolgendo il pubblico alla scoperta di una personalità cinematografica di livello mondiale, capace di collezionare ben quattro premi Oscar come miglior film in lingua straniera.

 

L'attore Lino Capolicchio sarà presente per la proiezione del film  “Il giardino dei Finzi-Contini”, opera tratta dal romanzo di Giorgio Bassani nella quale recita il ruolo di  protagonista e che valse a De Sica l'ultimo Oscar della sua lunga carriera. Abbiamo intervistato l'ospite speciale della rassegna cinematografica Capolicchio, il quale con questa interpretazione vinse il premio David di Donatello come miglior attore.

 

Come si sente a rappresentare il cinema del grande Vittorio De Sica negli Stati Uniti?

“Mi sento una grande responsabilità perché De Sica non e' stato semplicemente un grande regista, ma un simbolo di italianita', della bravura e della grande capacita' degli italiani di fare cose straordinarie. De Sica e' stato un poeta del cinema, in quanto ha dato un tono di poesia ai suoi capolavori e credo che questo sia una forma di arte universale perché fa diventare in film eterno.  Anche gli attori che partecipano ai capolavori del cinema rimangono per sempre.

Contrariamente al teatro che e' una forma d'arte bellissima ma di cui non rimane nulla, come qualcosa di scritto sull'acqua, il cinema sopravvive in eterno”.

 L'attore Lino Capolicchio, ospite speciale della rassegna cinematografica 

 

Il personaggio interpretato in “Il Giardino dei Finzi-Contini” e' stato il ruolo che lo ha reso celebre. E' possibile avere notorietà a distanza di 40 anni?

“Si e' possibile, perché c'e' sempre un ruolo nella carriera di un attore che entra nell'immaginario collettivo, diventando patrimonio mondiale. 

Grazie a questo film, e alle mie capacita' artistiche, io ero diventato una sorta di sex simbol. Una volta una produttrice cinematografica di Toronto mi disse che a 18 anni aveva visto il film e si era innamorata di me. Ho addirittura ricevuto cinque mila lettere di ammiratrici da tutto il mondo quando e' uscito questo film.

Anche il direttore del Festival di Cinema di San Francisco, mi disse che in quel momento ero famoso tanto quanto attori celebri come Paul Newman e Steve McQueen.” 

 

Lei ha lavorato con grandi registi come Carlo Goldoni, Franco Zeffirelli, Dino Risi, Vittorio De Sica, che cosa ha reso unica quell'era  così prolifica del cinema italiano?

“Credo che il cinema sia lo specchio della societa' nella quale vive. In quel momento in Italia c'era un grande fervore creativo, tutti volevano fare delle cose belle, un po come nel Rinascimento, cosi come i produttori volevano fare dei bei film. 

Si era creta una sorta competizione per cui ognuno voleva superare l'altro, Antognoni voleva superare Fellini, il quale voleva superare De Sica, il quale a sua volta voleva superare Rossellini e così via. E' stato un momento magico per il cinema italiano, una luce che ha irradiato il mondo insegnando a tutti come fare cinema, infatti in quel momento tutti erano innamorati del cinema italiano. 

 

Da insegnante del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, quale e' il suo giudizio sullo stato attuale del cinema in Italia?

“Insegnare per me e' stato un momento davvero molto bello. E' una professione che mi piace moltissimo, per scoprire talenti e riconoscere qualità' e sensibilità' negli attori, come e' successo nel caso di Francesca Neri e Sabrina Ferilli.

Credo che il cinema italiano oggi sia in grave crisi di identità, in quanto se si produce un film per adeguarsi alla televisione questo e' già un film sbagliato. Il regista deve mantenere la sua indipendenza di artista, e non cedere al ricatto della televisione commerciale. 

Sono comunque fiducioso, se ci saranno dei giovani che riusciranno ad essere indipendenti dal modello televisivo il cinema non morirà mai. Il compito deve essere quello di fare dell'arte, proprio perche' abbiamo avuto grandi maestri che ci hanno insegnato questo.

Se i giovani riusciranno a credere in questo, credo che anche in Italia ci sara' sempre qualcuno che sara' in grado di fare bei film.”

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