Manifattura è cultura: ecco il cuore del Made in Italy che il mondo ci invidia

Manifattura è cultura: ecco il cuore del Made in Italy che il mondo ci invidia

Cura dei dettagli e sapienza artigianale: nel Vicentino gli atelier sono sinonimo di maglieria di alta classe

Promossa dal Salone Europeo della cultura “Cult Venezie”,  l’Open Factory è un importante evento che interessa tutto il territorio delle Venezie. Questo appuntamento si pone come il più importante progetto di turismo culturale manifatturiero italiano. Il suo obiettivo primario è la valorizzazione e la fruizione dell’immenso patrimonio manifatturiero del territorio, ma intende anche gettare le basi per un turismo artigiano e industriale che già in altri Paesi ha trovato terreno fertile e dove si è ben sviluppato. Il tessuto imprenditoriale delle Venezie, sul quale l’Open Factory s’inserisce, è quello della meccanica, del design, delle infrastrutture, ma anche dell’agroalimentare e delle tradizionali botteghe artigiane. 
 
Vi è spesso, fra le varie realtà imprenditoriali, uno stretto legame che vede affiancate le grosse aziende industriali ai piccoli laboratori artigiani. Alcune aziende sono realtà molto conosciute e quotate in Borsa, altre si caratterizzano per produzioni di nicchia ad alto valore aggiunto e tecnologico. 
Per quanto riguarda le aziende che operano nell’ambito della produzione meccanica è presente Nice, riferimento internazionale nell’home automation che esporta i suoi prodotti in più di 100 Paesi. Unox è il primo produttore mondiale per numero di forni da ristorazione, mentre il gruppo Real Cable realizza quadri elettrici e pannelli-comando per settori industriali quali l’automotive, quello navale e ferroviario. Per il capitolo design sono presenti, tra gli altri, Pianca, un’affermata realtà industriale di sistemi e complementi d’arredo per la casa guidata da un pool di architetti di fama internazionale; anche l’esclusivo atelier di Anna Viero, in provincia di Vicenza, è sinonimo di maglieria di alta classe. Sempre nell’operoso Veneto si distinguono le creazioni di Seguso vetri d’Arte che a Murano custodisce da ben 23 generazioni l’arte vetraria. Le opere da loro prodotte sono esposte in oltre 75 musei internazionali fra cui il Moma di New York. 
 
Non poteva mancare, per un Paese a vocazione enogastronomica come l’Italia, il fronte food & wine. Tra i partecipanti Fraccaro Spumadoro, un’azienda artigiana del trevigiano che produce ottimi dolci da forno a lievitazione naturale; Adelia Di Fant tenendo fede alle proprie radici come produttore di distillati e grazie alla passione per il cioccolato, sperimenta nuovi prodotti come le praline alla grappa. Rientrano tra le tappe imperdibili dell’Open Factory diversi musei, tra i quali la spettacolare Centrale di Nove dell’Enel risalente al 1925. La centrale rappresenta un capolavoro di ingegneria industriale dell’epoca ed è uno degli edifici più prestigiosi della Val Lapisina in provincia di Treviso. 
 
“Open Factory è un’iniziativa fondamentale perché mette assieme la cultura e la manifattura: da qui passa il rilancio dell’economia interna e del territorio. La cultura – dice Giordano Riello presidente Giovani Imprenditori Confindustria Veneto – non è lontana dal mondo dell’impresa e della manifattura: si dice spesso che con la cultura non si mangia, ma i dati confermano l’opposto. La cultura produce 80 miliardi di euro l’anno e le imprese che hanno investito in cultura hanno visto aumentare il proprio fatturato nel 2014 del 3% e l’export del 4%. La cultura per l’industria è fonte di ispirazione fondamentale: Made in Italy - continua Riello - non è solo ciò che viene prodotto in Italia ma è il nostro fattore culturale che il mondo ci invidia”.
 
Che sia una pista da battere lo hanno dimostrato i numeri dei visitatori: oltre 10mila per il più grande opening di turismo culturale manifatturiero realizzato in Italia con lo scopo di evidenziare che il manifatturiero non è solo un momento di produzione di beni ma è luogo da visitare, e per rivendicare, con orgoglio, la forza del nostro Paese: il Dna del Made in Italy è questo “perché siamo figli di Giotto, noi italiani, e non di Bill Gates”.  
“Siamo estremamente soddisfatti per l’esito della manifestazione – dichiara Antonio Maconi, curatore di Open Factory – soprattutto perché è stato un lavoro corale svolto assieme ai promotori e alle aziende che hanno aderito. Siamo certi che dopo questa prima entusiasmante esperienza Open Factory potrà diventare laboratorio stabile di turismo culturale manifatturiero, anche per far crescere una cultura imprenditoriale che ha sempre più necessità di raccontarsi con forme innovative non solo nel proprio territorio ma anche nei propri mercati”.
 
Da parte sua Stefano Micelli, direttore scientifico della Fondazione Nordest e ispiratore culturale di Open Factory sottolinea che “l’interesse e la partecipazione alla manifestazione dimostrano una nuova sensibilità verso la manifattura italiana di qualità. Le imprese stanno imparando a raccontarsi in modo nuovo, suscitando l’interesse di un numero sorprendente di visitatori. Su questo terreno il Nord Est può essere l’apripista di un progetto a scala nazionale”.
 

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